marnero

Il Sopravvissuto | Recensioni






THE NEW NOISE
02-06-2013
a cura di Michele Giorgi

Partire, imbarcarsi per scoprire nuove possibilità, vivere l’oggi come un continuo perdersi e ritrovarsi, superare rimpianti e occasioni perdute solo per vivere la continua instabilità del presente e, quindi, aggrapparsi all’autodeterminazione come unica via di fuga, ovviamente in mare. Il Sopravvissuto mette in musica l’ennesimo naufragio, anzi, la decisione del naufrago di ripartire dopo il suo funerale, di lasciare di nuovo la terra ferma per trovare riparo tra le onde, elemento instabile e pertanto aperto a infinite possibilità. Ormai, la musica dei Marnero è simile solo a sé stessa, con il sovrapporsi di linguaggi accomunati dal solo suffisso “post” e linee melodiche ricche di pathos, inconfondibili nel loro mix di malinconia e sapore di vecchie storie (magari narrate in qualche taverna ricoperta di salsedine). La storia è suddivisa in quattro parti o meglio quadranti, a loro volta sdoppiati per seguire l’andamento di un racconto che trova completamento e ragion d’essere nel mix di parole e musica, perché – al solito – nei Marnero ogni aspetto gioca la sua parte e interviene al momento giusto, amici imbarcati a mo’ di clandestini compresi, il tutto asservito a un flusso di emozioni mai così evocativo e ricco di suggestioni, ma anche in grado di dipingere come in un affresco animato la continua lotta per non perdere l’equilibrio e cadere dalla nave sulla terraferma. La cosa importante è che tra le mille divagazioni, anche musicali, con il passare senza soluzione di continuità dalle radici hardcore a orchestrazioni di ampio respiro, da pulsioni psichedeliche a improvvisi scarti di lato, tutto scorre senza mai incepparsi e si arriva a fine corsa praticamente ignari del tempo trascorso: perché dentro Il Sopravvissuto ci sono soprattutto canzoni che entrano in mente e si imprimono nella testa dell’ascoltatore sin dal primo giro di chiglia. Per viaggiare coi Marnero basta la sola volontà di perdersi senza meta, di esporsi senza pregiudizi a un suono che riassume in sé molteplici sensibilità, ma che al suo interno custodisce un nocciolo tanto unico quanto prezioso, ovvero la passione e la voglia di esporsi senza rete al proprio pubblico. Magari non una cosa per tutti, ma di certo non per colpa loro, perché qui la porta è tenuta ben spalancata e i musicisti accolgono i passeggeri a braccia aperte, naufraghi tra i naufraghi, animati dalla voglia di tornare a solcare il mare come destino ineluttabile. Il solo scorrere la lista delle label che hanno deciso di accompagnare i Marnero dovrebbe dare la misura di questo disco, così come le stupende grafiche che al solito accompagnano le uscite della formazione. Il Sopravvissuto è in streaming e free download su www.ilmarnero.com, non approfittare per dare una sbirciata a bordo sarebbe criminale.
http://musicfeed.altervista.org/2013/06/02/marnero-il-sopravvissuto-full-album-stream/

BASTONATE
22-07-2013
A cura di kekko

La prima cosa che si sente nell’ultimo disco dei Marnero è la parola IO. Tutto il resto arriva un secondo dopo e tutto a rotta di collo: una roba aggro paurosa che ricorda cose tipo Breach o Acme che trenta secondi dopo Il Sopravvissuto ha scremato via tutta la gente capitata qua dentro per caso. È una cosa piuttosto coraggiosa, se vogliamo -anche considerato che a conti fatti Il Sopravvissuto è il disco più melodico/malinconico a cui la band abbia mai messo mano. E senz’altro il migliore. È abbastanza chiara, questa cosa, in momenti di bellezza che in giro non si trova tipo l’ingresso dei violini da colonna sonora in (Come infatti non c’è) e soprattutto Non sono più il ghepardo di una volta. Nella quale JDR si deprime per tre minuti prima di esplodere in un finale commovente che l’avessero coltivato in senso emo ce lo si immagina cantato da trecento persone sopra a un palco. Non è così, invece: ancora una volta parliamo di un’esperienza comunicativa ai limiti dell’autismo, poco più che un momento di brutale autoanalisi raccontata dalla bocca di un protagonista da cui chiunque con un briciolo di intelligenza sociale girerebbe al largo. C’è spazio per un po’ di sarcasmo, volendo, ma è castigato in un angolo. C’è tanto rimpianto, quello sì. Molta coscienza, molta musica. A volte si arriva a lambire i bordi dell’emoviolence, come nella parte centrale de Il porto delle illusioni, e poi ricominciano le fughe strumentali e gli arpeggi malinconici. Nell’evidente incapacità di allacciarsi ad uno standard narrativo ed esecutivo che possa permettere all’ascoltatore di creare dei rimandi, i Marnero decidono di ricreare più o meno da zero una nuova grammatica, spigolosissima ed essenziale ma nondimeno forbitissima. Cori femminili, dei violini abbiam già detto, ci sono assoli metal di stretta osservanza, pure un campionamento di Benson alla fine di Rotta irreparabile. Non è un disco di quelli che mettono d’accordo, il suo senso ultimo del resto è da cercarsi in quel disappunto che segue la fine del mondo intorno a te e non riesce a precedere l’auto-immolazione. Non è detto che in futuro non vada ancora peggio. Allo stato attuale, in ogni caso, Il sopravvissuto è il disco in italiano più bello e spaventoso che ascoltiamo da nemmeno sappiamo noi quanto. Forse per quattro gatti, ma non è colpa nostra.
http://bastonate.wordpress.com/2013/07/22/marnero-il-sopravvissuto/

STORDISCO WEBZINE
22-08-2013

Sopravvivere: continuare a vivere, salvarsi; durare nel tempo; conservarsi, restare in uso.
IL SOPRAVVISSUTO è il protagonista ma anche la vittima del nuovo disco dei Marnero, che sopravvivono con l’anima dei Laghetto, dei Graad, degliEd. Siamo tutti dei sopravvissuti ancor prima di nascere. Sopravviviamo al cambiamento, allo schifo del mondo, sopravviviamo alle speranze, alle utopie, ai colpi che fisicamente o psicologicamente ci lasciano lividi viola belli da guardare.
L’azione vitale più completa e difficile è quella della sopravvivenza.
Se non sopravvivi, muori. Vivere è una completezza che possiamo affermare solo a ciclo vitale compiuto. Non è uno status quo; è la continuità indefinibile che ha fine involontariamente (nella maggior parte dei casi, quando gettarsi da un balcone non diventa un esperimento irreversibile, ad esempio).
L’esercizio è essere sopra il tempo, sopra la vita stessa, battendo tutti gli orologi, i calendari e gli eventi.
Il caso e il caos fanno da cornice al quadro; un quadro in cui una nave percorre rotte sconosciute durante una tempesta silenziosissima , decorata dalla superstizione del non ritorno.
Sulle pagine d’un diario di bordo, pieno di evidenze pesanti come macigni che spaventano l’equipaggio, un pennino ad inchiostro nero scrive, nell’atemporalità di quello che non è stato e forse non sarà ma potrebbe accadere.
La voglia di toccar terra è estrema ma la terra stessa è la fine di tutta la riflessione possibile, di tutte le probabilità da scegliere per salvarsi. L’obiettivo non è resistere, è scegliere di non scegliere per poter esistere, perché qualunque scelta è errore ed errare, ed è dispersione, sofferenza, rinuncia, delusioni, paura.
La scelta non è la soluzione. Non è un canto di rassegnazione né un romanzo sonoro noir scritto a quattro mani da Dante e Omero, in un featuring improbabile quanto un po’ banale.
Tutte le metafore letterarie lasciatele da parte perché a furia di citare e rievocare, ci siamo persi e non riusciamo più a scrivere il manifesto della nostra generazione, sempre attenta ai “se” e non ai “come”.
L’illusione fa male, sarebbe codardo e presuntuoso non riconoscerlo.
Voi gettate l’ancora in un porto non sicuro chè le certezze s’ adagiano sugli allori dell’inettitudine e non aiutano sempre.
Comprate questo disco, ascoltatelo, scaricatelo, fatelo vostro: più che un imperativo è un sincero consiglio culturale; vale quanto se non più d’un libro, d’un viaggio, d’un addio, d’un abbraccio amaro, d’una sbronza e d’un pianto: ne comprende tutta l’intensità.
Ci sono i dischi del mese, i dischi dell’anno nelle classifiche mangia consensi, c’è questo DISCO. IL DISCO.
Soggettiva affermazione? Non credo.
Badate bene che il mare è il pretesto per convincersi soli e lontani, per dare la percezione della dispersione.
Non è il mezzo di fuga, e non lo è neanche la nave.
Siamo bipedi capaci ma non ci vogliono tali. O non ci vogliamo tali. 
Santa e Dannata imperfezione, incoerenza.
In realtà siamo nati ghepardi senza poter esserlo mai stati perché correre veloce è difficile, sporcarsi del sangue delle prede diventa meschino, seguire la natura delle cose non è possibile perché la natura stessa è stata stravolta. E siamo codardi, egoisti, siamo stronzi anche quando si parla di amore e di bontà, delle cose belle.
Premendo il tasto play si prova una fitta allo stomaco grande quanto il cratere Campbell e le otto tracce si fondono in un unico grido senza eco, nella catarsi più pura del marinaio nel suo momento di deserto personale.
Quindi il problema è la vita o siamo noi?
Non vi parlerò di quello che non si vede ma si sente e sentirete.L’unico presupposto è la volontà d’ascolto. 
Genere: vi piacerà a prescindere, ve lo dico io che sono Nessuno

http://stordisco.blogspot.it/2013/08/marnero-il-sopravvissuto-recensione.html#.UhaX82RHAmc

ROCKIT
Come se fosse facile parlare di questo disco.
Partiamo dalla fine: con tutta probabilità "Il sopravvissuto" dei Marnero sarà l'album dell'anno per i molti dalla scorza dura e dagli occhi segnati dal pianto. Messo in free download sul sito della band, e pubblicato in forma fisica grazie all'unione di 7 etichette. Non è facile, al giorno d'oggi, mettere d'accordo così tante teste. Nello specifico, quelli di Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti, Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track. Tutti ad offrire un pezzo del loro passione per chiedere un pezzo di questo disco. Cos'avrà di eccezionale questo album? Ve ne renderete conto ascoltandolo, perchè stavolta più che mai le urla non vanno lette ma sentite, dentro la musica ricchissima. Nessuna concessione ad un pubblico che non ha l'esperienza per capire di cosa stiano parlando. Questo disco fa scena a sè. Racchiude un sacco di parole semplici che prima o poi magari sarebbero venute anche a noi, messe insieme con l'agonia del sopravvissuto, quindi lapidarie, sentenziali, persino romanzesche. Di barche e di pirati ne sappiamo tutti qualcosa. Di legno che si sfascia sotto i colpi delle onde e del pensiero annientato dalla necessità di sopravvivere, nonostante la vita sia il nemico.
La storia di un superstite, dedicata a tutti gli spazi occupati ed autogestiti che hanno resistito al tempo e al menefreghismo. Suddiviso in 4 quadranti come una bussola persa e rispuntata dall'abisso, contiene 8 pezzi che suonano già classici anche al primo ascolto. Lontani dall'autobiografismo post adolescenziale del signor Gazebo P. come anche dall'eterna difficoltà di crescere di chi stava meglio prima che arrivassi tu. Qua in ballo c'è la vita tutta, la necessità di scrivere dopo che ci si è sentiti morti e tutte le persone che abbiano mai sostenuto un'idea fino a sfibrarsi ci si ritroveranno. Non si nasce nichilisti, ci si arriva dopo aver aver infranto i sogni. Emotivamente parlando, la cosa più vicina ai Negazione e ai Fluxus che abbia ascoltato in anni, ed è tutto dire. I testi sono scritti in prima persona, traboccano di frasi iconiche e momenti altamente poetici mischiati al linguaggio comune dei "maccosa", senza cedere mai al ritornello da sing-along. Una commistione di stili che se te lo avessero detto senza ascoltarlo non ci avresti creduto.
Inizia come uno schiaffo. "Io sono il sopravvissuto" e giù di post hardcore "come se non ci fosse un domani, come infatti non c'è". Le parole, tra lo spoken e le urla. "Ti giuro, non vedo a un palmo dal naso, ma vuoi mettere la soddisfazione a procedere accaso?" e se non ti emozioni ciao, perchè quando non te lo aspetti, arriva una sinfonia urgente e greve di archi a chiudere il primo quadrante ed aprire il secondo. "Non sono più il ghepardo di una volta" si addentra in un post rock con la voce hip hop che di nuovo mica te l'aspettavi. "E quindi tutto bene dai, a parte la vita". Climax metal oscuro nel finale che la congiunge con "(che non sono mai stato)", incredibilmente plumbea ed insieme coriacea. "Non c'è nessuna paura, in questa notte senza luna". Il finale affidato a poche note di piano fanno da ponte a "Il porto delle illusioni" titolo preso in prestito da Piero Ciampi per un pezzo tutto anima. "Ma era proprio questa la vita che volevamo? Ora cosa mi resta? Forse attraccare in un porto stavolta un po' meno sicuro e andare affanculo". "Prologologia" chiude il terzo quadrante con una sorta di haiku definitivo. Il quadrante finale si apre con "Rotta Irreparabile" e torna il metal nel suo fuligginoso splendore. La marea ti trascina sempre più a fondo e quando arriva la fine, te ne accorgi eccome. Ma qui si parla di sopravvivenza. Cori femminili, come di sirene, aprono "Zonguldak". "Corpo di mille balene, solo chi è fermo non sente le catene". Semplice. Cresce fino a diventare epica. Fino a farti diventare "Un compatriota dell'inesistente, un contemporaneo di Niente."
Succede che dopo averlo ascoltato ti prendi un po' di minuti, perchè ti sembra di essere tornato indietro nel tempo e che questo disco tu lo abbia comprato in vinile, grazie alla recensione di una fanzine in ciclostile, di uno special su H/M che te ne parla benone. Oppure che tu lo abbia comprato al banchetto del Macchia Nera di Pisa, dopo un loro concerto che ti farà fischiare le orecchie per una settimana. Poi lo riascolti e ti ricollochi nell'oggi. Puoi lo stesso comprarlo in vinile, puoi lo stesso andare ad ascoltarli in un c.s.o.a., ma fuori è talmente tutto cambiato che ti senti davvero un sopravvissuto. Puoi esserne contento o no, ma questo disco è necessario per ricordartelo. Procuratelo
www.rockit.it/recensione/23197/marnero-il-sopravvissuto

NEURONI FANZINE

Il Sopravvissuto (download gratuito qui) è il terzo lavoro in studio dei Marnero, uscito per Sanguedischi, Escape from today, Dischi Bervisti, Mothership, Fallodischi, V4VRecords e To Lose La Track. È costruito sull’idea di un unico racconto diviso in quattro quadranti, ciascuno dei quali composto da due canzoni, ed è il secondo episodio della trilogia del fallimento. Il Sopravvissuto parte dal Quadrante I e nel percorso fino al Quadrante IV s’impone come uno degli album più liberi che abbia sentito nell’ultimo anno, o negli ultimi due. Libero di fare poesia, di deprimersi e deprimerci, libero di scarnificarci con suoni pesi e assoli metal, di suonare melodie dolci e violini su un basso distorto (Come infatti non c’è), di dare spazio a quello che gli pare, addirittura a cori femminili. Le musiche tornano spesso su ritmiche simili (pestate), il cantato è screamo o parlato, ma i Marnero diversificano la lunga tela che tessono infilandoci inserti e lunghi episodi, che una volta stemperano gli animi e la volta dopo li caricano, come in Quadrante III – Il porto delle illusioni o Quadrante IV – Zonguldak, l’ultima del disco, che ha un finale complesso e perfetto, per come s’incrociano le chitarre. A voler pensare ad accostamenti improbabili, la fine del Quadrante II - Che non sono mai stato suona French Touch e, meno improbabile ma più cinematografico, l’incipit del Quadrante III – Il porto delle illusioni ricorda la musica diLezioni di piano. Dall’ascolto vengono fuori molte cose molto diverse tutte insieme, come la tristezza infinita, la continuità decisa con l’hardcore e con il crossover, la carica della batteria, la follia del cambiamento improvviso della sua battuta, la melodia della chitarra e il suo contrario, le aperture del crescendo musicale, le chiusure dei testi. E il risultato è che ascolti generi, ritmi, strumenti, sensazioni e voci come se fossero tutte parti di un unico discorso, semplicemente parti, non argomentazioni differenti. Ed è questo il modo in cui le canzoni di Il Sopravvissuto rifiutano di rimanere immobili e invitano a seguire la musica e i testi lungo un cammino aperto che sembra non concludersi mai e di cui si rimettono in discussione i termini dopo ogni breve pausa. Una bozza di questo flusso musicale dritto si trova in Tanto ride tanto piagne (Naufragio universale, cinque pezzi, 2010) ma Il Sopravvissuto è tanto più melodico. E questa potrebbe rappresentare una specie di via d’uscita, o la disperazione definitiva. Ho letto su Blow Up di questo mese una citazione di Joseph Beuys: “L’artista non può accontentarsi di fare dell’arte bella, ma deve inventarsi un propria mitologia”. Alcuni dei Marnero prima erano i Laghetto. Non è che bisogna per forza pensare agli uni come seguito degli altri, ma da un piccolo specchio d’acqua pieno di guai siamo passati a un oceano pieno di motivi per deprimerci e da cui non c’è via d’uscita. I Marnero quest’anno hanno fatto un disco incastrandone tutti i pezzi dentro a quattro cubi contro le cui pareti possiamo sbattere la testa disperati, ma dentro ai quali possiamo anche ascoltare i violini che ci portano abbastanza lontano da concederci qualche attimo di riflessione diversa. Insomma, pare che l’acqua abbia sempre più volume e forza, e che rischiamo di affogare ogni giorno, se non corriamo: è una prospettiva negativa di cui prendere atto con onestà, ma al suo interno c’è un principio di rimedio. Ed è la prospettiva dei Marnero, la loro mitologia: hanno plasmato un’idea pessima per farsi degli amici, perchè gli mostrano la follia. Ma gli danno anche la forza per muovere le gambine, forza che sarebbe poi data dalla musica, una specie di via d’uscita. Magari i poco interessati scapperanno da quel tipo che si chiama John Didonis Raudo, che urla dentro al disco, che la prima cosa che ti dice è che non c’è un domani, che si autopunisce con le parole (Non sono più il ghepardo di una volta) e farnetica su quello che vuoi e quello che sei, ma chi rimane impara a scalciare. E fallimento sia, ma non sarà così facile raggiungerlo.
http://neuronifanzine.wordpress.com/2013/08/24/marnero-il-sopravvissuto/

DEBASER

Avete mai notato quanto è bello fare le cose ZOT!? N.B ZOT si scrive per forza con il puntu esclamativo, quindi sei ci sono "!?" non preoccupatevi, va tutti bene, è tutto compreso nella grande filosofia di vita dello ZOT!
Il Sopravvissuto viene dopo il Naufrago Universale che a sua volta veniva dopo il MARNERO/Si Non Sedes Is. Il Naufragio, si naufraga e sapete cosa succede quando si naufraga no? NO? Beh, non ve lo spiego. Duemilatredici. Il Sopravvissuto è un povero stronzo che nel duemilatredici  scrive un diario di bordo e deve attraversare quattro quadranti tutti divisi in due parti dell'Oceano del Possibile sotto forma dell'Irrealizzato dove dimorano i Demoni delle profondità e altre figate.
In più tutti i membri dei MARNERO non sono mica gli ultimi arrivati, eh. La voce è quella che fu dei Laghetto, se non vi basta vi attaccate.
Il Sopravvissuto è l'italico disco dell'anno e porcoddio nemmeno lo sanno, ed è pure in frì daunlò quindi se non lo ascoltate più e più volte siete persone bruttissime, peggio dei cavalli.http://www.debaser.it/recensionidb/ID_39619/Marnero_Il_Sopravvissuto.htm

HATE TV
22-07-2013
A cura di Alessio Matera

Presentazione rapidissima perché non è questo il punto. I Marnero vengono dai Laghetto, dai Graad e dagli Ed, hanno all'attivo uno split con i Si no Sedes Is e Il Sopravvissuto è una fatica discografica che ha avuto anche il supporto di ben sette tra le migliori etichette indipendenti italiane. Infine il tutto è presentato con un packaging spettacolare fatto da Garadinervi, per quanto riguarda le grafiche, e Padiy per il lettering.
Ma veniamo al punto, la musica. Il Sopravvissuto parte senza dare il 4, musica e voce ti si sbattono in faccia come le onde schiaffeggiano la barca durante una tempesta: davanti, dietro, ai fianchi vieni sballottato da una parte all'altra mentre cerchi di resistere. E ce la fai. I riff passano dal rock all'hardcore (poi aggiungetici il "post" davanti a queste etichette e avete capito) a ritmo sostenuto, calzante e pesante mentre le liriche ti entrano dentro come acqua salmastra difficile da inghiottire.
Il percorso di navigazione è diviso in quattro quadranti, un concept di otto traccie che ti toglie il respiro. Superato il primo quadrante c'è una leggera piatta: la musica rallenta e ci si rende conto di essere ancora vivi, o forse no. Il cantato diventa parlato in rima, un rap melodico e amaro. Il terzo e quarto quadrante riacquistano vivacità e sono la botta finale. La bellezza di questo viaggio è la diversità di stili perfettamente amalgamati, pesanti, cupi, densi, trame screamo-hc che lottano con violini e canti di sirene.
Il punto non è se sei sopravvissuto o no, il punto è chi è la persona che arriva a destinazione. Il sopravvissuto è un viaggio di sola andata a 5 stelle con un trattamento di merda.
http://www.hatetv.it/articoli_detail.php?ID=2215

MESTOLATE.ORG
22-07-2013

Questo post nasce dalla voglia di smetterla di scrivere post. Per una ragione molto semplice: ci lamentiamo sempre tutti che è pieno di gente che non sa scrivere, che il livello culturale si sta abbassando e che sulla rete si trovano un sacco di banalità. E allora perché non contribuire ad arrestare tutto questo in prima persona? Dato che sono cosciente di essere obiettivamente troppo ignorante per scrivere di qualsiasi cosa, forse sarebbe meglio lasciar perdere tutto quanto e lasciare spazio vuoto ad altre persone che lo sanno fare meglio di me.
Eppure nessuno di noi può perdere per sempre la voglia di esprimersi, ed è già abbastanza essersi scelti una nicchia poco frequentata per fare meno danni possibili. In questo caso, la nicchia dovrebbe essere felice di accogliere il nuovo disco dei MARNERO, “Il sopravvissuto”. Un disco tanto bello quanto semplice. Un disco che salirà sicuramente sul podio della nostra classifica di fine anno. Un disco che spinge come il vento in poppa e gonfia il cuore di gioia e stupore. Un disco che contiene un campionamento di Richard Benson, cosa che solo un altro artista irreprensibile era già stato in grado di immaginare. Un disco scaricabile gratuitamente qui.
Purtroppo il filo di questa introduzione si snoda nell’ennesimo rifiuto di entrare nel dettaglio, primo per l’impossibilità che sento sempre più crescente di descrivere le emozioni e la musica in particolare. Di fatto, mi mancano le parole. Secondo, quei bastardi di Bastonate ci hanno battuti sul tempo per l’ennesima volta, dato che i nostri articoli rimangono in bozza per settimane. In conclusione, rimandiamo a chi sa scrivere molto meglio di noi (di me anzi, perché in questo blog siamo in due e questa volta parlo esclusivamente a nome mio) e con molto più competenza, mascherando l’incapacità con una leccata di culo. Invitando anche voi, però, a salpare senza paura “in questa notte senza luna”:
http://mestolate.wordpress.com/2013/07/22/marnero/

ROCKLINE

Però! Suoni che intrigano, come quando avevi venti anni. Il post-hardcore che si scrolla di dosso la noia del suo recente passato, che ignora il presente e che è incapace (come tutto e tutti) di guardare al futuro. E ritorna ad essere hardcore per l’urgenza del racconto ancor prima che per la forma, che forse hardcore neanche è. Credo che la musica dei Marnero somigli molto ai Marnero anche se non li conosco di persona. Sa di verità. Quella voce non sembra mentire e la sua intensità si che è hardcore. Almeno per quello che intendo io per hc. Pure se ci sono i violini ogni tanto a drammatizzare ulteriormente questa tragedia.
'Il sopravvissuto’, ancor prima che disco rock (mi scuso per il rock) è un classico letterario innanzitutto. Forse il più classico dei classici, quello che narra del viaggio come necessità di ritrovarsi, del naufragio come possibilità di perdersi (nonché di aver paura che - anche se spiacevole – è pur sempre un indicatore del  sentirsi vivi quando non si è sicuri di esserlo). In mezzo l’apatia, il vuoto e tutto il nichilismo che ne deriva.
Non è certamente nuova la metafora nautica (Omero, i Bachi Da Pietra, i Mastodon, Hemingway, Melville, Conrad …) qui arricchita da qualche orpello esoterico di troppo. Tante lune insomma, calanti, nere e così via, ma è pur vero che la luna è la confidente degli uomini di mare e quindi in questa narrazione è anche giusto che ci sia con le sue scansioni temporali e con la sua funzione di specchio dell’anima (in realtà questa è solo un mia piccola insofferenza con i concept dovuta ai retaggi di certo prog sbagliato che i Marnero in questo caso mi hanno fatto superare anche grazie a certe frasi che riscattano alla grande quel piccolo pegno narrativo da pagare). Frasi che voglio ripetere subito, che nel loro ‘calo lirico’ rendono più potente tutta l’epica (involontaria?) di cui si ammanta ‘Il Sopravvissuto’ ed evitano la stanchezza in cui ci si poteva imbattere (e comunque la musica non l’avrebbe permesso) e che anche decontestualizzate rendono bene il senso dell’opera tutta: “Scusa ho solo poche cose da dire, e in gran parte lo so, sono tutte minchiate, può mai essere che siano tutte sbagliate?”. Ecco, spesso lo penso anche io ed in questo sono i potenti i Marnero, nella capacità che hanno di lasciarti identificare. O ‘ribaltare i cassonetti e ribaltare l’esistente’, meravigliosa immagine di sconfitta, gesto vacuo, inutilmente e visivamente punk ma che aspira a sovvertire le merdose regole che vigono sotto il cielo. Insomma capite che non è grande poesia ma che lo diventa nel suo essere funzionale al contesto sonoro in cui si esprime. Per questo Richard Benson, una delle figure più beffardamente tragiche del nostro tempo e che qui dentro afferma che ‘la vita è il nemico’, i Marnero lo fanno apparire alla stregua di un Carmelo Bene.
Questo disco è stato realizzato grazie ad una cordata di indie label quali Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti,  Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track ma potete liberamente scaricarlo da  qui e diffonderlo, però con la copertina bella che ha poi vorrete comprarlo. Volevate il post-hardcore in italiano e ora lo avete. Ma è un’altra cosa.
http://www.rockline.it/recensione/marnero/il-sopravvissuto

MAGMUSIC
18-07-2013
A cura di Nunzio Lamonaca

Mi è capitato di vederli per la prima volta solo lo scorso maggiodopo qualche anno di discontinua attività live e un po’ di dischi (“Naufragio universale”, lo split con i Si Non SedesIs e una roba in culo alla SIAE registrata al No Fest) Li ho raccolti in giro per siti (e per distro) dopo un passaparola infinito che alla fine mi ha portato al loro Bandcamp, e nel mio caso questo ha coinciso proprio con la scoperta stessa di Bandcamp in quanto piattaforma. Pensare a come l’intreccio tra “nuove tecnologie”, artigianato “ardecore” e passaparola “pissi pissi” si realizzi così efficacemente è persino troppo bello per me che qualche anno fa ancora giravo col mangianastri e cassette squagliate dal sole.
Veniamo al punto. Con tutte le dovutissime proporzioni del caso (piccole rivoluzioni ma sinceri entusiasmi), credo che oggisiadifficile trovare una band che suoni così complessa e autosufficiente nel suo concept (marino e peschereccio) senza che questa, di fatto non (re)inventi nulla che vada oltre una certa stagione post-hardcore storica. Se poi questo si manifesta mediante l’adozione fiera e affatto strumentale del DIY (concepire certa autosufficienza di mezzi come una prospettiva da adottare nel presente e nel futuro, non come un mezzo di fortuna), mi viene veramente da pensare che qualche piccolo miracolo a livelli di underground si stia realizzando, con o senza Bandcamp. E quindi vien fuori che nell’era di internet un gruppo leggendario come i Laghetto (per citare la costola più eloquente) partorisce un organismo col quale è affascinante segnare differenze abissali, ma anche cogliere continuità. Come la crisi del linguaggio, l’inceppamento della parola che qui diventa un sistema emancipato e a sé stante, gravitante tutto attorno ad un concept sospeso (o immerso) in un mondo che pare essere un po’ il doppio metaforico del presente. Un parallelo rigidamente ermetico, anche se la marca ironica (amara o no) è presto svelata sin dal primo pezzo. Francamente non capisco cosa abbia portato la band a scegliersi un’identità così caratteristica ma, se in tempi non sospetti e senza mai aver ascoltato una nota, qualcuno mi avesse detto che dietro quegli strumenti c’era gente con quei trascorsi, avrei dato per certo che si sarebbe trattato se non altro di un convincente lavoro di testi.
Poi ci sarebbe anche un discorso relativo a una certa maturazione del suono che porta la band a vivere ereticamente sul piano di un post ormai consolidato da anni, ma questo vale come dimostrazione di quanto questa lotti in prima linea nello spingere un qualcosa che è, appunto, sopravvivenza pura, ostinazione, autosufficienza.
Ai tempi di “Naufragio universale” accogliemmo sorpresi quei bellissimi pezzi, quel sound ottundente e quel blu marino che era difficile levarsi di testa. E oggi “Il sopravvissuto”, otto tracce per un trip acquatico in cui gli echi pirateschi (o meglio, corsari) sono l’ennesima impegnata riflessione sulla resistenza umana, sulla condivisione, su un divenire fatto di autodeterminazione. Spostando, stavolta, il cannocchiale dalla superficie del mare alle profondità verticali di se stessi. Con contorno di seppie, ebbene sì.
Un gran disco (tuffo) bomba, tra le sorprese più belle di quest’anno. Il resto delle chiacchiere non regge quando riesci a inserire la voce di Richard Benson senza per forza giocare la carta del demenziale a tutti i costi. Era già successo con Mario Brega, ma qui ormai siamo a livelli d’intertestualità che lévati.
Nota doverosa: anche questo è un lavoro di coproduzione. Cuccarsi un vinile smanazzato da Fallo Dischi, Sangue Dischi, Dischi Bervisti, Mothership, Escape from Today, V4V Records e To Lose La Track è cosa buona e giusta.
La volontà piega il destino ma non il caso, ma non il caos. Ma non è questo il caso.
http://www.magmusic.it/2013/07/18/marnero-il-sopravvissuto/

JUNKIEPOP
18.9.2013

Ogni tanto si ha bisogno degli schiaffi in faccia, come quello che mi darei per avere atteso abbastanza per scrivere qualcosa de Il sopravvissuto, terzo lavoro per i Marnero. Mio padre e mia madre si vantano sempre che di schiaffi non me ne hanno mai dati, io rispondo che andavo a scuola dalle suore e un po' "cazzo volete, pure darmi gli schiaffi?". Il sopravvissuto è un disco che ho consumato. Ne ho amato gli spigoli, la scarsa serenità, le accelerazioni e quel basso che non fa mai sdum o dun, ma fa sbrangsbrang, come dovrebbe sempre fare, come fa in tutti i dischi che amo particolarmente. Il basso che va sopra la batteria, come senso e come intenzioni. Il sopravvissuto in più è un concept, di una deriva, e io lo prendo sempre, dal primo ascolto da un racconto post Melvill-iano, quasi come Ismaele che raduna quattro tizi al porto e racconta tutto quello che è successo. Il fatto è che la Bavosa rimane una delle migliori etichette italiane (se non LA per quello che riguarda un campo da gioco fatto di hc e post hc) e i Marnero scrivono quello che è probabilmente il loro salto con l'asta che li fa ricordare almeno per questo 2013, tracce che ti portano in mezzo al mare mosso, alla morte e alla quiete dopo la tempesta. Il sopravvissuto come da titolo è un titolo che va oltre ad un senso di smarrimento e di sconfitta e che ha i coglioni di non pensare al "live" a tutti i costi, è un'esperienza che di per sè, in cuffia, ti rivolta come un pedalino indeciso tra il non vedere l'ora di arrivare alla fine il prima possibile e il voyeurismo quasi snuff del vedere fino a quanto si possa arrivare in fondo. Brutto fare paragoni e non ne faremo, ma è che ad un certo punto la soddisfazione inizia ad essere vibrante per dischi così, che hanno ancora la voglia di rischiare tanto e se ne strasbattono un po' delle mezze misure che magari ti portano dopo tre dischi a fare il vate ubriaco aizza popolo lontano dai rumori delle discussioni e dai giudizi come manco Papa Francesco. I Marnero giocano basso, nel palco al livello di chi li ascolta, col microfono piantato a dieci centimetri da chi ascolta, poi oh se non capisci amen, succede, se preferisci altro cazzi tuoi, se hai voglia di ascoltare invece sei amico mio. Disco italiano dell'anno. Fine. Il disco si scarica qui Ai Marnero in settimana hanno fottuto gli strumenti. Se capiti qui e magari ne hai uno beh sei una merda e magari muori. (8/10) http://junkiepop.com/2013/09/18/a-me-viene-in-mente-melville/

AUDIOLESI
09-07-2013

Gli occhi sono l'unica parte del corpo che non invecchia mai.
Questa è l'ultima frase dell'epilogo del concept presente nel nuovo disco dei Marnero. Il Naufragio Universale è passato, e ora il Sopravvisuto deve fare i conti con il suo passato che non c'è più e reinventarsi un futuro che lui stesso deve rendere libero da ancore mentali e fisiche. Come in un epico viaggio di Ulisse, o nelle rime del vecchio marinaio, il protagonista di questa avventura affronta, però su un tappeto post-hardcore, sirene incantatrici, oceani da solcare, lotte contro il passato il presente ed il futuro, avvoltoi, fino a rendersi conto che vivere è il mare, è il non stare fermi, è lo scivolare. Gli anni poi passano, appunto si invecchia, si marcisce, ma non lo fanno gli occhi, e non basta una semplice cecità per metterli fuori gioco. E come il "cieco" Omero ci ha fatto vivere una delle più belle avventure, così i Marnero "ciechi" ormai da anni scavano nel fondo più profondo e ci parlano di un Ulisse introspettivo, punk, che non si cura della moglie che fila la lana a casa in attesa che torni. A volte è meglio sfruttare la propria condizione di sopravvisuti e cercare di sopravvivere porpio alla vita che ci si è lasciati indietro e ricordarla solo come un brutto naufragio. Rotta verso la nuova vita, che è il nuovo nemico.
http://audiolesi.blogspot.it/marnero-il-sopravvissuto-2013.html

MUSIC ADDICTION
08-07-2013

Si sopravvive all’hardcore italiano? I romagnoli Marnero ce l’hanno fatta, buttandosi in un calderone propositivo di punk-hardcore-metalcore che somiglia molto a quello che qualche anno fa si chiamava nu-metal.
I testi sono sopra la media del genere. La chitarra solista è abbastanza varia e curata (compaiono archi e tastiere quando meno te l’aspetti, roba post-rock da Giardini di Mirò…). Gli arrangiamenti richiano e rosicano. Il gruppo è prodotto da Sanguedischi, Escapefromtoday, Dischi Bervisti, Mothership, Fallodischi, V4V Records, To Lose La Track ed è uscito il 20 giugno. Ecco qua il bandcamp…
http://www.musicaddiction.it/news/last-news/marnero-i-sopravvissuti-dellhc-italiano/

VICE
09-07-2013

Ho passato 15 anni della mia vita cercando di capire cosa intendessero i giornalisti musicali con la parola “punk”, poi sono salito su una zattera e vaffanculo. Non sono più il ghepardo di una volta, ma credo di aver capito.http://www.vice.com/it/read/recensioni-07-2013

SWNK.ORG
06-07-2013
A cura di Dennis

I imagine it’s not easy writing poetry or lyrics. Writing poetry in English if that isn’t your mother-tongue is a handicap lot’s of people can do without. Bad poetry usually doesn’t get any better if you limit your vocabulary. I therefor fully support bands that decide to write lyrics in their mother-tongue. Especially as a singer with a thick accent can be a real letdown. Marnero must have thought the same thing. All lyrics are in Italian.
“Il Sopravvissuto”, which translates as survivor, is not only a concept album, it is part two in the trilogy “Trilogia Del Fallimento” (trilogy of failure) and follow-up of three year old debut album “Naufragio Universale” (Universal shipwreck). As you might have guessed from these titles the story deals with a survivor of a shipwreck and of the troubles he meets on his way home. At the same time all the nautical themes, or perhaps even the whole story, is a metaphor and we are learning about a person and his struggle to be free (well… that’s my interpretation after reading what Google Translate makes of the lyrics and the story line that comes with it). Free of the bounds of society, worth even social exclusion. A freedom that is obtained at the end of the album (again, my interpretation of the roughly translated lyrics). This freedom is not obtained easily which translates into pretty intense music!
Marnero tells us this story in four parts. Every part is symbolized by a different moon phase. Every phase contains two songs, one song and one instrumental interlude. All songs move fluently into another, so this album is really worth listening to in one spin. Therefor dissecting the different tracks would not do the album justice as it is really one story. Music wise what you can expect is screamo with some post-hardcore and some metal influences. The interludes contain symphonic elements as well making this album pretty bombastic at times. “Il Sopravvissuto” reminded me of Circle Takes The Square‘s masterpiece “As The Roots Undo” at times. They use a lot of the same influences; an example being the talk-like singing used throughout the album. Unfortunately Marnero does not reach the same level as Circle Takes The Square.
The big downside to this album, for me at least, is that the lyrics seem to be a very important part for the band. That should not pose a problem if the band would have included a translation of the storyline and the lyrics. I can now only guess at the beauty of the story. So please, next time include a translation! Also I feel that the music should reflect the mood in the lyrics. The frustration and overcoming trouble on the way are translated into music very well, but in the last song I would expect a different mood musically to reflect the freedom that is (to be) found.
This album comes as a gatefold. From what I have seen of the artwork this must be quiet the piece of art! Next to that it’s downloadable for free from the bands bandcamp page.
http://www.swnk.org/reviews/marnero-il-sopravvissuto-lp/

IL TEATRINO DEGLI ERRORI
04-07-2013

Ascoltatore: non sfidare la sorte.
Alla fine, in ultima analisi, il titolo di questo disco potrebbe non essere riferito a te.
http://ilteatrinodeglierrori.wordpress.com/2013/07/04/marnero-il-sopravvissuto-2013/

BURQUA MADONNA
03-07-2013
A cura di Black Bamba

Corpo di mille balene, riecco i Marnero. I Marnero li scoprì per caso verso la fine del 2010. Per me era l’ultimo anno di liceo, e a stento sapevo cosa significasse l’acronimo DIY. Sapevo solo che c’era quest’album, Naufragio Universale, in free download, quindi pensai che vabbè, una possibilità se la meritava. L’ascolto fu tosto: non era solo del post-hardcore grezzo e spigoloso e potente e brutale. Aveva qualcosa di più, qualcosa che andava oltre la carica nichilista che certe produzioni portano in dote. C’era quel sottotesto avventuroso, di una fighezza assurda, poi le liriche bestiali. Insomma, l’album mi piacque parecchio; cominciai così a seguire i Marnero, che, dopo tre anni, sono tornati alla carica, con “Il Sopravvissuto”. Anche questo rigorosamente in Do It Yourself. Così parto col download e subito mi metto ad ascoltare, realizzando, brano dopo brano, di trovarmi davanti ad un album cazzuto, proprio come avevo già messo in preventivo. Si tratta di un concept che riprende il filo conduttore segnato dal precedente lavoro, snodandosi in quattro atti, nell’arco dei quali viene gettata sul distorsore un’avventura dai connotati epici, con richiami non a caso omerici. Eppure, nonostante tutto,l’album continuava a non colpirmi particolarmente; cioè sì, abbastanza carino, ma niente di che. Così, qualche giorno più tardi, riprendo l’ascolto, questa volta con il volume a palla, perché capisco che si tratta di un lavoro che non va ascoltato con calma, ma di forza, calandosi di prepotenza nell’irruento diario di bordo raccontatoci dai Marnero. E ora sì che comincio ad apprezzarlo. Mi piace, anzi, a dirla tutta mi prende parecchio durante il suo intenso percorso. Però, alla fine, insomma, non me ne vengo, e nonostante tutto il Sopravvissuto mantiene quella sorta parvenza di discone che rimane lì, statuaria, a contemplarmi dalla cartella sul desktop. Che forse, penso, tendiamo a sopravvalutare certa roba che esce in Italia, solo perché esce in Italia. Sia chiaro, l’album è figo: un concept originale, con dei suoni hardcore old school e delle liriche che proprio ti sale l’adrenalina violenta a tremila tipo Gatsu di Berserk quando viene dilaniato ma continua a combattere e ti viene voglia di spaccare un cazzo muro a capocciate. Però, quando tutto finisce, il Sopravvissuto non ti rimane impresso, e passa, così, come una normalissima partitella di calcetto in un pomeriggio di un sabato assolato. Che forse, per Sopravvissuto, i Marnero intendono proprio questo. In mezzo a tanta merda, sono loro gli unici superstiti nel pidocchioso panorama hardcore italiano, capace ormai di produrre solo screamo da ascolti pigri.
http://burqamadonna.tumblr.com/post/54501139851/corpo-di-mille-balene-riecco-i-marnero

ROARMAGAZINE
02-07-2013
A cura di Emanuele Barletta

I Marnero fanno sapere che Il Sopravvissuto rappresenta il secondo capitolo di una Trilogia del Fallimento "irrealizzabile, per forza di cose". Non ne dubitiamo. Nati dalle ceneri dei Laghetto (la cosa più bella accaduta in Italia in materia di hardcore pensante), i Marnero bissano Naufragio Universale con un disco che toglie il fiato e in grado spazzare via ogni velleitaria speranza per il futuro.
Il Sopravvissuto parla di fallimenti, di un uomo solo che prova a resistere alle correnti dell'Oceano delle (im)possibilità. "Un compatriota dell'inesistente, un contemporaneo di Niente", dicono nella conclusiva Zonguldak. Il Fallimento e l'Abisso ("Era questa la vita che volevamo?", da Il porto delle illusioni). Raccontati con un linguaggio sonoro pesante. Pesantissimo.
IL SOPRAVVISSUTO E L'IMMAGINARIA TRILOGIA DEL FALLIMENTO
Parliamo di musica: la radice primaria dei Marnero è l'hardcore, declinato in tutte le sue forme "post". Il riferimento più prossimo? Forse i Converge, con quelle scansioni ritmiche e le chitarre aeree o (eccoci qua) liquide come un mare in tempesta.
Eppure, il linguaggio costruito dai Marnero è decisamente personale, esaltato da una produzione pienissima che da un lato esalta la bocca di fuoco della band, dall'altro riesce a tenere sempre altissima la tensione anche nei momenti di bonaccia. Esempio: l'epico inserto d'archi che dall'esplosione iniziale di Come se non ci fosse un domani traghetta l'ascoltatore verso (Come infatti non c'è), fino ad arrivare a Non sono più il ghepardo di una volta, con la sfocatissima sagoma degli Slint che si staglia all'orizzonte.
Poi ci sono i testi. Splendidi, seppur soffocati dal marasma sonoro. Dice: che palle, con 'sta fissa tutta italiana per il cantato che deve stare in primo piano. Verissimo, ma un filo di voce in più non avrebbe guastato. Calma e sangue freddo, Il Sopravvissuto è in free download, liriche incluse, quindi il problema è presto risolto. Prendetevi una mezzora libera e leggete l'opera mentre ascoltate il disco.
John D. Raudo riesce a tenere insieme Gulliver, il romanzo di formazione, Omero, Hemingway. Forse anche Melville. Poi: le piegature dello spazio-tempo (gli Uochi Toki di Distopi, dice qualcosa?) e il mondo della pirateria fantastica di One Piece, il manga più incredibile degli ultimi tot anni, firmato Eiichiro Oda. Il Sopravvisuto è una storia raccontata a partire da una carta nautica divisa in quattro quadranti, altrettanti capitoli messi in musica dai Marnero.
Un disco esaltante, la punta dell'iceberg di un mondo do-it-yourself che in Italia si muove sottotraccia ma che meriterebbe sempre più visibilità per intraprendenza/coerenza. Del resto: "L'autodeterminazione è l'unica Possibile dimensione del presente".
Produce il tutto una cordata di sette etichette, tutte meritevoli di citazione visto il livello eccellento della produzione: Sanguedischi, Escape From Today, Dischi Bervisti, Mother Ship Records, V4V Records, Fallo Dischi, To Lose La Track.
http://www.roarmagazine.it/musica/marnero-il-sopravvissuto.html

ROMILAR.BLOGSPOT.IT
29-06-2013

Ogni tanto ci si illude di vivere di folgorazioni, di lampi che illuminano la propria esistenza e aprono varchi spazio-mentali prima chiusi e sconosciuti.
Le folgorazioni 'via riff' capitano con una certa frequenza, è sempre una meraviglia, una goduria, bla bla bla.
Quelle via testo sono molto più rare.
Non sono solito leggere o dare molta importanza ai testi quindi certe folgorazioni capitano di rado ma quando arrivano sotto forma di testi in italiano per giunta è una botta per davvero.
Penso all'ep e a Sono all'Osso de Il Pan del Diavolo, penso a Legna dei Gazebo Penguins, testi che ho imparato a memoria al volo, come se avessi ancora la memoria fresca di un adolescente, che ho cantato a squarciagola ai loro concerti, testi che ogni tanto sciorino in altre situazioni guadagnando lo sguardo molto interrogativo di chi mi ascolta, e poi una gran bella risata.
I testi de Il Sopravvissuto dei Marnero sono di ben altra pasta, non sono per nulla immediati, difficili da mandare a memoria al volo (anche perchè la musica non aiuta) come è difficile entrare dentro la loro burrascosa musica.
Il Sopravvissuto è il secondo disco di una trilogia, segue Il Diluvio Universale e pur non avendo letto i testi di Diluvio mi sono fatto un'idea del file rouge che lega i due dischi, il tormento di trovarsi in mezzo al nulla e per giunta nemmeno al centro ma sempre un pò defilato, mai in equilibrio neppure nel caos del nulla attorno. Una condizione esistenziale di perenne disagio tra il Possibile e l'Irrealizzabile. Il tutto sotto forma di prosa da diario di bordo, come l'ultima testimonianza di qualcuno che è forse sopravvissuto al Diluvio Universale ma non è per niente certo che sopravviverà a sè stesso.
Roba 'pesa' sullo stretto confine tra pippa e minchiata ma con un pò di immaginazione e una certa predisposizione per lo svolazzo intellettuale tutto quello che si legge suona di una profondità irresistibile.
E contando che i ragazzi in questione non penso abbiano superato i, sparo alto, 35 anni non fa altro che aumentare il fascino e la stima.

MESTOLATE.WORDPRESS
28-06-2013

[…]Come ho già scritto in passato, torno sempre di più all’orticello: ascolto poca roba, roba italiana (per qualche malinteso giudizio di “orticello” che se ci penso bene è una stronzata) oppure straniera ma “piccola”. Non riesco a capire se questo ripiego, e il contemporaneo crollo delle mie facoltà di attenzione, siano un problema del mondo (le modalità di ascolto della musica cambiano, siamo bombardati e facciamo zapping furioso su Youtube) o un problema mio (sto invecchiando e come tutti gli ex giovani sono affezionato alla musica ma ne ascolto sempre meno). Sono confusissimo dal fatto di stare crescendo proprio mentre una frattura storica sta cambiando il panorama della cultura pop. Forse questa esperienza la vivono tutti, in qualsiasi epoca. Per tutta risposta, io comincio a scrivere di musica proprio quando non ho più molto da dire in proposito, contribuendo al bombardamento inutile di stimoli menzionato sopra.La tendenza del ripiego è ingigantita dall’essere lontano. O almeno credo: mi sembra che questo essere affezionatissimo ai gruppi italiani sia un modo di sublimare la nostalgia di casa. Lascio il comando della nave a Capitan Senno di Poi e mi immergo dentro “Il Sopravvissuto” dei Marnero, una cosa talmente bella e completa e avvolgente che se solo provo a immaginare le future classifiche di fine anno mi verrebbe da spararmi.[…]
http://mestolate.wordpress.com/2013/06/26/variante-della-morte-ovvero-aggiornamenti-su-nulla-in-particolare/

DANCE LIKE SHAQUILLE O’NEAL
27-06-2013
A cura di Piero Galastri

Il mare ha sempre avuto una forte attrazione verso il sottoscritto, basti sapere che il mio disco preferito di una delle mie band preferite si intitola Oceanic. I Marnero sono i figli diretti dei Laghetto e come suggeriscono i due nomi, si parla sempre di acqua anche se con tagli decisamente differenti. Marnero è una creatura caotica e instabile che ha iniziato il suo viaggio nel 2010 con “Naufragio Universale” dove alla fine tutto viene distrutto e chi ce l’ha fatta è scappato ritrovandosi catapultato in “Il Sopravvissuto”. I Marnero ti avvolgono, ti catturano, ti affascinano, facendoti vivere un’esperienza, più che ascoltare un disco. “Il Sopravvissuto” è un meta-viaggio dove si raccontano le tribolazioni di una mente umana per mezzo di metafore nautiche che funzionano al punto da non sembrare neanche metafore. Nel senso, potrebbe essere un plausibilissimo diario di bordo: vivere e navigare, imprevisti, insicurezze, perdite, prese di coscienza; tutte cose che c’entrano piuttosto bene, che tu sia sul bus mentre torni a casa da lavoro o che tu sia su un veliero in balia delle onde. Un flusso di coscienza corredato da musiche epiche, orchestrali ma con una rabbia hardcore di fondo che rende tutto vero e decisamente poco patinato (The Ocean, prendete nota). Il cantato è in gran parte parlato, un po’ alla Massimo Volume, ma quando c’è da esplodere, esplode e non puoi fare a meno di urlare anche tu ”SEGUO IL FLUSSO DELLE ONDEEEEEE / VERSO IL NULLA ALL’ORIZZONTEEEEEE”. Il disco, però, non è un semplice viaggio verso la non-speranza, non è un lamento sconclusionato, anzi, è la trascrizione di uno di quei dialoghi che ti fai ogni giorno pure tu, quando ti interroghi, quando ti rispondi, quando ti rendi conto e capisci. Anche se capire non vuol dire poi effettivamente fare qualcosa, perché “la volontà piega il destino, ma non il caso, non il caos”. Ma talvolta capire basta, rendersi conto che la marea, il caos, gli squali, i pericoli sono dentro di te, sono te. Allora capisci che i tuoi problemi sono una nuova parte di te e forse solo allora potrai riconoscerti, autodefinirti e slegarti da ogni corda: “Io sono il Sopravvissuto, sono quattro non uno. Sono pieno a metà e non mi aspetta nessuno. Un compatriota dell’inesistente, un contemporaneo di Niente”.
http://www.dlso.it/site/2013/06/27/marnero-il-sopravvissuto/

MUSICVERSUM
24-06-2013
A cura di Aaron Giazzon

Il Marnero è tempestoso, agitato, oscuro e spaventoso. Lo si capisce fin da subito che il combo post-hardcore, arrivato al suo terzo disco, ci sa fare alla grande col post-hardcore cattivo e oscuro, figlio di Refused e At The Drive-In.
Il Marnero ti sbatte sugli scogli grazie a onde anomale prodotte con distorsioni pesanti e massicce, una violenza epica unica ed una carica emotiva che non può lasciare indifferenti. L’ascoltatore è colpito in pieno volto dalla marea sempre più alta, sempre più ingestibile, sempre più imprevedibile.
Le otto tracce del disco possono apparire come un unico lungo brano in cui la tensione emotiva è smorzata soltanto da brevi momenti di pausa dalle ondate di distorsioni e grida strazianti del Marnero. Proprio la capacità di trasporre in forza bruta il malessere contemporaneo è la maggior qualità di questa band. Nei momenti di “ricarica”, invece, i nostri sembrano accusare il colpo della messa in campo di tanta energia e risultano meno ispirati e coinvolgenti.
La voce ricopre un ruolo fondamentale in questo lavoro rendendo tangibile come non mai la tragicità dei pezzi e la loro carica emotiva. Le chitarre sono un utile tappeto sonoro così come la parte ritmica, ma non scalzano mai le parole del loro ruolo di portatrici di un messaggio. Questa qualità è figlia del cantautorato applicato alla forza bruta dell’hardcore, fondendo il meglio della tradizione italiana con l’insegnamento dei maestri d’oltre oceano.
Il Sopravvissuto è, dunque, un album molto apprezzabile e molti pezzi restano in testa come una malattia, o, per meglio dire, come l’acqua nei polmoni di un naufrago. Rimane qualche dubbio sull’utilità di tanti piccoli momenti di noia, che grazie al cielo, vengono spazzati via dalla marea, così come i nostri dubbi e i nostri timpani.
http://musicversum.wordpress.com/2013/06/24/marnero-il-sopravvissuto/

SONOFMARKETING
20-06-2013
A cura di DeLeo

“L’investì il gran flutto, dall’alto, con impeto terrificante e fece ruotare la zattera. Lontano dalla zattera cadde, dalle mani lasciò andare il timone: l’albero glielo ruppe a metà, un turbine di venti diversi sopraggiunto terribile, vela e antenna caddero in mare, lontano. A lungo lo tenne sommerso, non poté riemergere presto per la furia del grande maroso. [...] Ma neppure così, benché affranto dimenticò la sua barca: slanciandosi fra i flutti la prese, evitando la fine e la morte.”
(Omero, Odissea, traduzione Privitera, V canto, versi 313-326)
Se con i Laghetto il chitarrista e cantante John D. Raudo e il batterista G.J. Ottone avessero deciso di trattare il tema del naufragio, la scelta del protagonista sarebbe probabilmente ricaduta su Gulliver del satirico Swift. Ora, divenuti Marnero al fianco di colonne della scena hardcore romagnola come Ed e Lady Tornado, l’eroe prediletto non può che ricalcare il modello omerico di Odisseo. Appunto sul complesso viaggio interiore di questo personaggio si basa Il Sopravvissuto, album successivo allo split con i Si Non Sedes Is del 2009 e al disco Naufragio Universale del 2010.
A differenza dell’ elaborato antecedente, in cui vi era una meditata introduzione strumentale, “Come se non ci fosse un domani” lascia anzitutto spazio al lamento di un superstite. Costui, sebbene segua a fatica la rotta quadratale, fugge il suicidio nel solco delle parole dell’ombra di Achille (citato già ne “L’isola dei Serpenti” di Naufragio Universale), che preferirebbe essere l’ultimo dei servi piuttosto che il re dell’Ade (XI canto, versi 488-491). In questo brano cupe chitarre dialogano con il basso a velocità e intensità che variano in accordo con la voce. “(Come infatti non c’è)“ , una traccia completamente strumentale, presenta linee di archi che ascoltate ad occhi chiusi evocano il viaggio su un mare agitato.
“Non sono più il ghepardo di una volta” è una riflessione sull’estraneità, sullo smarrimento provocato dai cambiamenti nell’ostinato scorrere del tempo e sulla sterilità delle azioni umane (Orfeo viene, difatti, invitato a girarsi verso Euridice di modo che possa subito fallire nel tentativo di sottrarla al regno dei morti). È inevitabile pensare al Principe de “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, un uomo che assiste confuso ed inerme al disfacimento della classe nobiliare siciliana. Questo brano si conferma esemplare anche al di là dei testi: nonostante si serva di “(Come infatti non c’è)” come preludio, il suono si dirama compostamente in direzioni che lo rendono sempre più coinvolgente.
Nel pezzo successivo “(Che non sono mai stato)” è inserita un’ adynaton, ovvero una figura retorica che sottolinea l’improbabilità che si verifichi un evento. Inoltre Sisifo destinato a tentare per l’eternità un’impresa in cui non può riuscire (Odissea, canto XI, versi 593-600), viene adoperato come simbolo dei limiti umani. Sotto l’aspetto strettamente strumentale è fondamentale il ritornello, ben scandito e aggressivo, che infine tace per rendere udibile un pugno di nodali e malinconiche note al sintetizzatore.
“Il porto delle illusioni” interna una rumorosa esplosione che testimonia la disillusione, il progressivo scoraggiamento dell’ipotetico naufrago, prigioniero di un tempo circolare che potrebbe non ricondurlo all’Età dell’oro. Questa palpabile tensione si protrae in “Prologologia” dominata da pochi accordi e percussioni saltuarie. In “Rotta Irreparabile” la voce passa in secondo piano, ma non il messaggio che esorta a liberarsi dalle consuetudini e dai vincoli imposti dalla massa (già screditata in “Avril Lavigne” dell’album Pocapocalisse dei Laghetto, riesumati per l’ironia dall’inclusione, negli ultimi secondi, di una massima pronunciata da Richard Benson).
Le peripezie de Il Sopravvissuto terminano con “Zonguldak“, nel quale una sorta di canto delle sirene (nominate anche nell’ultima traccia de “Il Naufragio Universale“) precede un ritorno al primo pezzo, il cui testo viene opportunamente modificato. Il superstite iniziale ha infatti culminato il proprio processo di demolizione ed è ora “mezzo pieno”, ovvero libero da ogni obbligo sociale. Questo spiraglio positivo si percepisce anche nei suoni più pacati, sopiti.

Mentre i testi trascinano l’animo dell’ascoltatore in un gorgo di dissidi personali, le sonorità irruente danno vita a un singolare ibrido fra Lungfish e Black Flag, con sporadici richiami al noise rock dei Distorted Pony. Esito di un’instancabile introspezione e compenetrazione nel tormento di un naufrago, Il Sopravvissuto costituisce un capitolo essenziale all’interno di una trilogia ancora incompleta.

Voto: 8,5/10
http://www.sonofmarketing.it/marnero-il-sopravvissuto/

IYEZINE
13/06/2013
a cura di Francesco Cerisola

I Marnero, formazione composta da membri dei Laghetto, degli Ed e dei Graad, ritornano, a tre anni di distanza da “Naufragio Universale” con il secondo capitolo della loro “trilogia del fallimento”. Il disco, Il Sopravvissuto, coprodotto da ben sette etichette, si compone di quattro parti (ognuna composta da due brani), sviluppando un complesso e affascinante concept basato sui temi del viaggio, del mare, del tempo e dell'identità personale.Si parte fortissimo con Come Se Non Ci Fosse Un Domani, brano nervoso e carico di chitarre che lentamente si scioglie in una coda più riflessiva e ipnotica, e con il meno confusionario proseguire di (Come Infatti Non C'è) .
Non Sono Più Il Ghepardo Di Una Volta (cantato quasi rap, meste melodie a metà fra hardcore e post rock), apre al rabbioso gridare ed esplodere della graffiante (Che Non Sono Mai Stato) , mentre Il Porto Delle Illusioni, dalla partenza calma e ingannevole, travolge con tutta la sua forza, lasciando in balia del suo inquieto e affascinante ribollire (spingendo fino alle note brevi ma incisive della feroce Prologologia).
Rotta Irreparabile, infine, veloce e decisa, schizza come un treno in folle corsa, schiantandosi contro le riflessioni liberatorie e rivelatrici della conclusiva e spirituale Zonguldak.
Il ritorno dei quattro Marnero è tra le cose più belle che ci si potesse aspettare da questo 2013. Otto brani di matrice hardcore che, tra testi estremamente curati e un concept assolutamente affascinante, definisce nuovi orizzonti sonori, sprofondando in un cupo e personale post rock o, per esempio, nell'affascinante pseudo-rap di Non Sono Più Il Ghepardo Di Una Volta. Un disco (in freedownload) da ascoltare a tutti i costi.
http://www.iyezine.com/recensioni/2661-marnero---il-sopravvissuto.htm

ASAPFANZINE
07/06/2013
a cura di Antonio Vecchio

Che bello il nuovo disco di Marnero. Esce oggi, 2 giugno 2013, e lo recensisco subito, a freddo. Otto tracce ventose e rassicuranti, autoprodotte dalla band grazie all’aiuto, tra le altre etichette, di Sangue Dischi e To Lose La Track.
Marnero, composto da membri di Laghetto ed altre realtà della scena indipendente italiana, arriva così al terzo disco, e dopo lo split con i romani Si Non Sedes Is ed il primo full lenght 12”, Naufragio Universale arriva a veleggiare con sonorità più decise, violente e tenebrose. Sanno che la tempesta va affrontata con ogni mezzo necessario e fanno il possibile per lacerare suoni, idee e certezze. Si tratta di posthardcore e doom sperimentale.Il disco è suddiviso in quattro capitoli denominati “quadranti”, il cui primo inizia con Come se non ci fosse un domani, che parte schizofrenica e botchiana. Parole impresse nella tempesta e una calma scandita da bassi prorompenti e parole che traspirano ansia. ( come infatti non c’è) ne è la sardonica conclusione.Il secondo quadrante inizia con Non sono più il ghepardo di una volta e si chiude con ( che non sono mai stato ), pezzi che vantano la partecipazione di Lili Refrain. Sovrapporsi di voci parlate a ritmi ridondanti, secchi, decisi, da paranoia. Destinati a sfociare in piccole crisi quotidiane dettate da chitarre e rintocchi, prima lievi e poi roboanti, che ci accompagnano alla furia del secondo brano, delirante e frammentariamente burrascoso. “E quindi tutto bene, dai, a parte la vita... E a parte che persevero a riaprirmi la ferita con la falce arrugginita, insomma, mi sa che sbaglio".Il porto delle illusioni apre il terzo quadrante ed inizia con piano, batteria ed arpeggi. Il basso entra successivamente e si divora la scena. Troviamo le parole solamente alla fine del brano, altisonanti e velocissime. Progologia inizia lentona e netta per finire quasi alla Cap’n’Jazz. Rotta irreparabile è veramente rock, da cantare in coro, ed è l’inizio dell’ultimo atto de Il Sopravvissuto. Zonguldak fa calare il sipario tra le tenebre tra agitatissimi riff e stupefacenti arrendevolezze: “E io, come loro, da tempo ancorato incatenato al centro di un quadrato E mi ero legato da solo le mani come i casi umani, un po' troppo umani. Ma mentre accoltello il me che io ero ieri il me di oggi è impiccato dal me di domani... Bene!”.Nota geografica: le principali città che si affacciano sul Mar Nero sono: Sebastopoli, Yalta, Odessa e Trebisonda.Supportate Marnero e la realtà indipendente italiana, supportate Sangue Dischi, Donnabavosa e tutto ciò che ruota intorno a Il Sopravvissuto. Informatevi, prendete contatti. Questo disco è un vero gioiello: nutriente, stimolante, violento e consapevole.

BJORKO DIO
16/06/2013

Devo dire che non sono mai troppo convinto quando si parla di post-hardcore italiano. 
Ho vissuto il 2011 come il mio primo anno da blogger/recensore/bjorkodino, e appena abbiamo cominciato ad emergere (parola grossa), i primi gruppi che mi hanno richiesto recensioni erano tutti gruppetti hardcore che cavalcavano l'onda screamo innescata dai Raein e dai La Quiete e ribadita dai Fine before you came. 
In poche parole: questo genere di musica, specialmente in italia, ha cominciato a darmi allo stomaco.
Per quanto riguarda i Marnero, loro sono alla terza prova (Laghetto a parte), vengono sponsorizzati dalla crème delle minilabel (Fallo dischi, i Dischi Bervisti di Manzan, To lose la track, e così via), e spaccano i culi.
Il sopravvissuto si staglia con una forza espressiva unica nel mucchio di album à la Fugazi (sì, prendete questo paragone con le pinze) che escono ogni anno, secondo lavoro di una chiaramente inconclusa trilogia, ha un approccio concettuale di ritorno alle cose che sbeffeggia la metafisica e il simbolismo, un po' ridondanti, di altri famosi gruppi nostrani: finalmente troviamo una storia da raccontare e farsi raccontare, certo, piena di metafore e analogie, ma pur sempre una storia. 
Una lunga storia che deve ancora finire, ma che trova in questo capitolo uno dei suoi apici poetici, con un lirismo del mare e della morte, del naufragio e del pirata evocativo e suggestivo. 
Nascono così dei bellissimi testi accompagnati da chitarre distorte e sofferte, da inaspettate sezioni d'archi e da voci antiche, che si manipolano creando dei momenti campali e memorabili che in altre release dello stesso genere vengono offuscati da una certa attitudine math, dalle continue e noiose digressioni, o semplicemente dal menefreghismo che aleggia attorno alla figura dell'ascoltatore.
So che è brutto dire questa cosa di un album dove ci sono persone che urlano e arpeggi che si fermano alla seconda nota, ma probabilmente Il sopravvissuto è uno degli album italiani più belli del duemilaetredici.
Enjoy.
BANDCAMP NAVIGA MA NON IN INTERNET CAPISCI CHE SCHERZI 2013, 'n fottio di label che trovate sul bandcamp
http://dundundudu.blogspot.it/2013/06/marnero-il-sopravvissuto.html

B.U.M
16/06/2013

Nati nel 2008 dalle ceneri dei Laghetto (storica combo dell'harcore bolognese), i Marnero hanno finora realizzato uno split in collaborazione con i SiNonSedesIs nel 2009 e un lp nel 2010 dal titolo "Naufragio Universale". Fieri sostenitori dell'autoproduzione, realizzano grazie all'aiuto di piccole etichette indipendenti anche la versione fisica del disco in vinile e spesso si tratta di tirature limitate ricche di contenuti, molto curati dal punto di vista grafico e artistico. Il Marnero sa farti fluttuare inerme da sponda a sponda, sospinto tra le onde e solo a tratti lasciato libero di respirare.
"Il Sopravvissuto è il terzo disco del Marnero, il secondo di una irrealizzabile, per forza di cose, trilogia del Fallimento. Il Sopravvissuto è un racconto solo, sono quattro quadranti, sono otto frammenti del diario di bordo in una notte nera nell'Oceano del Possibile." "La percezione di una rivoluzione arriva sempre e solo quando tutto è già accaduto"

ONDAROCK
07/08/2013
Fabio Guastalla

Ci sono recensioni che non possono che cominciare dai numeri. È il caso de “Il Sopravvissuto”, terzo disco dei Marnero e secondo di una trilogia dedicata al fallimento (iniziata tre anni fa con “Naufragio Universale”), pubblicato nientemeno che da un pool di sette etichette italiane: vale a dire Dischi Bervisti, Sanguedischi, Escape From Today, Mother Ship Records, V4V Records, To Lose La Track e Fallo Dischi. Tutto questo per dire che il nuovo album della formazione bolognese, registrato da Bruno Germano, mixato da Valerio Fisik e pubblicato in digital download sul sito ufficiale della band, era preceduto da un'attesa di un certo tipo. Attesa ben ripagata, in fin dei conti. “Il Sopravvissuto” è un disco hardcore-punk, ma non solo; dietro la patina aggressiva si celano compatte digressioni strumentali, non lontane – nella forma, più che nella sostanza - dalle geometrie dei conterranei Ornaments, dai quali prendono in prestito non tanto la vena spirituale, quanto la rabbia primigenia. Le otto canzoni, a loro volta suddivise in quattro “quadranti”, compongono un'unica storia, il diario di bordo di un vascello in balia delle onde nel bel mezzo di un oceano. Una folle traversata in compagnia di demoni, Erinni e sirene, o meglio nella solitudine della natura umana, ché in fondo “la vita è il nemico”.
Si affonda e si ritorna a galla, ne “Il Sopravvissuto”, trasportati da onde di varia grandezza. L'hardcore di “Come se non ci fosse un domani” e “(Che non sono mai stato)” ha come contraltare i compatti saliscendi di “Non sono più il ghepardo di una volta”, a cavallo tra doom e post-rock. “Il porto delle illusioni” diviene addirittura sintesi dei diversi moti che si scontrano nel lavoro, caotico soprattutto laddove compare la voce, granitico laddove sono le parti strumentali a esprimere il disagio che sta alla base dell'opera. Il trittico finale è la parte più riuscita, quella più compatta dell'album: è dalle esplosioni a lampi di “Prologologia”, dalle accelerazioni di “Rotta Irreparabile” e dall'oscura “Zonguldak” che emerge nei secondi finali, come sputato dai flutti, il sopravvissuto, protagonista di una trilogia dalla quale è lecito aspettarsi un gran finale.

http://ondarock.it/recensioni/2013_marnero_ilsopravvissuto.htm

OSSERVATORI ESTERNI
15/06/2013
a cura di Marco Tonelli

I Laghetto facevano della componente demenziale il loro punto forte, ma non era il solo. Nel cuore della Post Hardcore band bolognese pulsava una vena oscura, spesso apocalittica. In questo senso, considero i Marnero come i figli naturali (e non solo effettivi) di un discorso destinato a protrarsi nel tempo. Ovviamente da queste parti non si scherza mica. L'oceano di disperazione e rabbia è da sempre il panorama di fondo di una delle realtà più intransigenti e gravide di emozioni del nostro Paese.
Dopo il “Naufragio universale” è arrivato il momento di cantare le gesta di chi è rimasto. “Il sopravvissuto” mette in scena la desolazione di chi si rende conto di esser vivo in un mondo di morte. Un concept album che dalle metafore marinaresche naviga a gonfie vele verso il disagio dell'essere vivente in balia dell'esistenza. Il tutto fatto veleggiare sui flutti di un Hardcore furioso e magniloquente, capace di materializzarsi in vere e proprie muraglie di riff e fraseggi stordenti. Una serie di brani da ascoltare dall'inizio alla fine, in un flusso continuo di suggestioni progressive, pianoforti, violini ed esplosioni strumentali.
I testi e le parole sono la componente fondamentale, il griletto di un ordigno micidiale diviso in parti uguali tra soluzioni orchestrali e violenza pura e cristallina. Passaggi come “E quindi tutto bene, dai a parte la vita... E a parte che persevero a riaprirmi la ferita con la falce arrugginita” fanno deflagrare il cervello dell'ascoltatore in mille pezzi. Non è solo una questione di perizia compositiva (che non manca), il vero punto di forza è un'alchimia sopraffina tra le varie componenti che la animano e la sostengono. L'assalto di “Come se non ci fosse un domani” vomita un vortice di chitarre e parole sputate fuori con urgenza e furia devastante. “Non sono più il ghepardo di una volta” è un saliscendi sofferto e visionario, tra allucinazioni e picchi chitarristici da batticuore. Un capitolo a parte lo merita “il porto delle illusioni”, un viaggio che da solo vale decisamente il prezzo del biglietto. Una corsa contro il tempo sospinti da ripetizioni e soluzioni progressive a dir poco allucinanti. La frenesia di “Rotta irreparabile” ci trascina con forza verso gli assoli al fulmicotone di “Zonguldark”. La degna conclusione di un “racconto”, tra i più lucidi e affascinanti in circolazione.
“Io sono il sopravvissuto, sono quattro non uno. Sono pieno a metà e non mi aspetta nessuno. Un compatriota dell'inesistente, un contemporaneo di Niente."
Voto: 7,5
http://www.osservatoriesterni.it/novita/marnero-il-sopravvissuto

SUPAJAM.COM
7/06/2013

Marnero are an Italian band for whom ‘energetic’ doesn’t do justice. They’re coming back with a third album - Il Sopravvissuto – which promises to be about the oceans, exploration, the occult / esoteric, and features ‘Quadrante I - Come se non ci fosse un domani (come infatti non c'è)’, which just happens to be five and a half minutes of heavy rock excellence designed to scare Jake Bugg fans. Oh, and their video, which features a galleon slowly sailing over the screen, is a great idea (and then it gets quite dark.)
http://www.supajam.com/news/story/New-Music-Marnero