la musica   brutta
il coraggio di non suonare
LAGHETTO REVIEWS
reviews | interviews

pocapocalisse reviews

recensione tratta da rumore#187 - dicembre 2005
Bologna Hardcore a.d. 2005. I Laghetto sono l'elettroshock del movimento punk italiano, quello oltranzista e spietato, quello con nessuna voglia di piegarsi alle marc(h)ette ska per saziare il mercato, rabbonirsi i veejays, farsi calare le braghe da un Usuelli qualsiasi e farsi slappare dalle ragazzine che stravedono per gli Ska-P. I Laghetto sono un rottame hardcore figlio tanto della tradizione classica quanto delle sbavature screamy e postcore degli anni 90, che gioca con le parole come se fossero mostri di cartapesta tornando a fare male, ma male davvero. Sotto, il suono si fa rumore, poi frastuono, si spacca e si riannoda, si intorbidisce, affetta l'aria, spacca e ricuce come un chirurgo, stordisce. Bello infine il packaging, racchiuso dentro buste ammonitrici tutte diseguali a mo' di pacchetti di bionde. (Franco Dimauro)

recensione tratta da passione alternativa
La differenza sostanziale fra la pazzia di intenti e la genialità dalle assolute mani superbe, due divisioni di un'unica medaglia, che riemergono in possibilità acerbe, in poche e rare apparizioni sonore, sopratutto se di natura italiana, due caratteristiche fortemente ricercate dal nulla più ideologico, che spuntano fuori non volutamente, dalle menti diversificate, di uomini che uomini non sono, caratteristi del proprio genio e della propria cultura, altalenanti verità di un sistema non organizzato, ma portato avanti per solo impegno di spirito collettivo, grazie al semplice, scomodo motto, "noi facciamo ciò che siamo, ciò che vogliamo, ciò che ci va di essere", sentimento e furore istituzionale, una via di mezzo fra la voluta concezione della spirituale sensitività , e l'impegno concreto di non realizzare cose banali, cose semplici, cose che fatalmente nessuno vuole più riconoscere come tali. Diversi, unicamente diversi, diversi a tal punto di uscire fuori dal guscio di una periodica, come quella hardcore nostrana, dove prendersi in giro e sinonimo di malattia, di irriverenza, di non voglia puramente casuale di creare qualcosa di vagamente buono, diversi dalle istituzioni di un pensiero, che attorno a loro galleggia fra il nullafacente di turno, e l'involuzione della specie sonora umana, diversi per quello che sono, per quello che trasmettono, per quello che magistralmente non rappresentano, fieri fino all'ultimo, menefreghisti fin dalla nascita. Laghetto, due volte Laghetto, solo Laghetto, band bolognese al suo secondo lavoro che non smette di stupire, una scena disastrata come la nostra, iniettando nelle congenialità personali, l'innovazione non culturale di una specie in via d'estinzione, una specie ormai fuori catalogo da anni, la specie dei sperimentatori dall'innata forma d'accanimento irrazionale. Sempre loro con la loro pazzia d'intenti, sempre loro con il loro hardcore duro e puro, sempre loro con il loro divertimento incazzato, sempre loro con le medesime forme di incomprensione dovuta, di bellezza estemporanea. Urla impazzite dal vento spirito dell'insuccesso classicamente aspettato con molta ansia, urla inclassificabili di pura paura cutanea, atte a esaltare completamente la perfezione di un desiderio che a questo punto sembra ancora più esaudibile.Un piccolo grande capolavoro targato Laghetto, un piccolo grande ricordo di un suono che difficilmente scorderemo.

recensione tratta da zero2/zero6
Rieccoli questi iconoclasti filosofi del post-core italiano. Rieccoli con un disco bestiale e geniale tanto quanto il precedente "Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti". Ironia tagliente e cinismo mutuato dalla tristezza in cui versa la penisola ("Lebbra is the Reason" in solidarietà al cancro della Fallaci!) accompagnati da urla hardcore e impianto frammentato di post-core virulento. I testi e l'attitudine sono tutto, la musica li sorregge degnamente. Avvertenza: se volete comprendere i testi ascoltate il disco libretto alla mano.Rieccoli questi iconoclasti filosofi del post-core italiano. Rieccoli con un disco bestiale e geniale tanto quanto il precedente "Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti". Ironia tagliente e cinismo mutuato dalla tristezza in cui versa la penisola ("Lebbra is the Reason" in solidarietà al cancro della Fallaci!) accompagnati da urla hardcore e impianto frammentato di post-core virulento. I testi e l'attitudine sono tutto, la musica li sorregge degnamente. Avvertenza: se volete comprendere i testi ascoltate il disco libretto alla mano.Rieccoli questi iconoclasti filosofi del post-core italiano. Rieccoli con un disco bestiale e geniale tanto quanto il precedente "Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti". Ironia tagliente e cinismo mutuato dalla tristezza in cui versa la penisola ("Lebbra is the Reason" in solidarietà al cancro della Fallaci!) accompagnati da urla hardcore e impianto frammentato di post-core virulento. I testi e l'attitudine sono tutto, la musica li sorregge degnamente. Avvertenza: se volete comprendere i testi ascoltate il disco libretto alla mano.Rieccoli questi iconoclasti filosofi del post-core italiano. Rieccoli con un disco bestiale e geniale tanto quanto il precedente "Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti". Ironia tagliente e cinismo mutuato dalla tristezza in cui versa la penisola ("Lebbra is the Reason" in solidarietà al cancro della Fallaci!) accompagnati da urla hardcore e impianto frammentato di post-core virulento. I testi e l'attitudine sono tutto, la musica li sorregge degnamente. Avvertenza: se volete comprendere i testi ascoltate il disco libretto alla mano.

recensione tratta da blow up n.86-87 luglio-agosto 2005
I Laghetto sono degli aspiranti nichilisti, surreali con punte demenziali, crudeli fin sopra le righe. Si inventano una struttura da composizione classica, si divertono con parole e riff palindromi, elogiano in maniera 'parrocchiale' le destinazioni dei treppiedi. In pratica offrono una lettura diversificata dello screaming (post)hardcore in salsa italiana, andando oltre lo schema quiet/loud. Quello che impressiona dei bolognesi tuttavia sarà la sprigionante potenza del loro impianto sonoro, tanto feroce e nervoso quanto di nettezza chirurgica. Mi fermo qui con le descrizioni, allertato da un episodio di Pocapocalisse in cui si prendono per il culo i recensori troppo esuberanti... (7/8) (fabio polvani)

recensione tratta da rumore#161 (giugno 2005)
Con titoli come Avril Lavigne, Per un'estinzione umana ecosostenibile e Robidalbosco Libero, c'è il rischio che il lettore superficiale e l'acquirente affrettato fraintendano intenzioni e ragion d'essere del quartetto bolognese. Gioverà quindi rispolverare quanto detto per il loro debutto (n.142) ed aggiornarlo all'oggi: non di sparate demenziali si tratta, ma anzi di testimonianze organiche al resto della vena caustica e grottesca di Tuono Pettinato, John D.Raudo, Ratigher e G.J.Ottone. Il quale resto è hc urlato e ossessivo nell'impianto di base, ma maturato e fattosi nel frattempo più sicuro ed eterogeneo. Esemplare in questo senso il cuore tematioco e strategico dell'album, la suite in quattro movimenti Amaritudinis. Occhio, nel primo, al recitato della finta recensione di Pocapocalisse... (andrea pomini)

recensione tratta da punkster n.9 luglio/agosto 2005
I Laghetto nel tempo li abbiamo definiti pazzi, demenziali, teatrali, nonsense. Ed altro ancora. Io li definirei semplicemente geniali. Coniugando noise e post hardcore di derivazione nobile (Refused, Unsane, Botch, Breach e avanti così) a testi colmi d'intelligente provocazione e d'ironico surrealismo, i bolognesi in una manciata d'anni di intensa attivià si sono meritatamente issati al vertice della nuova scena hc italiana. In questo nuovo disco si scagliano contro Oriana Fallaci tifando per il suo cancro, inneggiano a Dal Bosco (quello che tirò il treppiedi sul nostro premier), giocano con i palindromi, propagandano la distruzione umana tramite la simpatica pratica dell'auto cannibalismo, sfottono Avril Lavigne.I Laghetto non sono un gruppo per tutti, ma alla fin fine poco male: "la massa è pirla, non seguirla".

recensione tratta da rocksound punk
Ennesima co-produzione indipendente per il secondo lavoro dei bolognesi Laghetto, già recensiti in passato su queste pagine. Un plauso già se lo meritano per l'adesivo di copertina che recita "quinti classificati al premio: gruppo con l'autovettura più bella", indice di ciò che troverete tra le tracce di questo cd, da cui emerge tutto il mondo malato dei Laghetto. Hardcore de-evoluto, sfuriate noise, testi a metà tra il caustico e l'allucinnato, attimi di pausa nervosa in mezzo a un bordello degno del rumorismo giapponese. Tanto per rendere l'idea, visto che su carta è sempre difficile far capire di che si tratta, meglio ascoltarsi ancora una volta "avril lavigne", "lebbra is the reason" (con un testo su Oriana Fallaci di rara cattiveria), i quattro movimenti che compongono "amaritudinis(il mostro)" e "piovo", splendida conclusione, con delle liriche ancora una volta sopra le righe. Al di là dei facili giudizi, un gruppo che merita grandissima attenzione.

recensione tratta da impattosonoro
In pochi se ne sono accorti. Ma la vera, unica e tremendamente scontata verità è che i Laghetto sono dei fighi pazzeschi. Adesso non guardatemi male, vi prego, se non vi sparo sta lista di etichette vagamente seriose tipo rock, post-hardcore, punk-funk, noise-core, varie ed eventuali. Tutto logicamente slegato. Tutto follemente riunito, in un flusso di parole nervose, che sguazzano in una di quelle cose strane che si potrebbero definire (poc)apocalisse quotidiana. Ditelo alla Fallaci, cazzo, che "Lebbra Is The Reason". Ci si fa l'abitudine, e ci vuole un po' di attenzione. Che non è la solita roba, quella di "Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti", disco da annoverare nella lista dei migliori dischi di sempre, forse. C'hanno un attitudine più frontale sti Laghetto, più contraddittoria, più controversa, più treppiedica, più palindroma, più fottutamente cùl, più grottescamente e realisticamente reale, più paradossale, più paradossale di quello starsystem che ci propina senza pietà polsini e fascette cariche di fashion, ma così povere di significato. Perchè finchè balleremo sarà tutto uguale domani, finchè muoveremo i culi invece di usare la testa e le mani, sarà tutto uguale, si. E per fortuna c'è qualcuno che non si è fatto assuefare. Anche perchè poi senti un violino, e capisci che è un piccolo capolavoro questo qui, capisci troppo, troppe cose. Capisci che i Laghetto sono fottutamente bravi. A prenderci per il culo. E solo perchè sparano saggi nonsense sotto chili di chitarre cartonate con un metallo così violento e così cannibale, che neanche ci credi, solo per questo, e per tanti altri veloci motivi, che spaccano il muro del suono, oltre che il culo, solo per questo, solo perchè ti martellano quel che è rimasto del cervello ormai da anni immerso in una purea di legnoso e polveroso panc-fanc, solo per questo, "Pocapocalisse" è il disco definitivo, quello che non deve mancare nelle case di casalinghe, politici, lanciatori di treppiedi, fabbricatori di polsini, dubbi recensori di dischi dall'indubbio valore esistenziale esistenzialista, palindromi recitatori di recensioni con accento romagnolo su musichetta malinconica, guide spirituali munite di fake-guitar che più cùl non si può. No, non si può.

recensione tratta da kathodik
Finalmente ritornano i bolognesi Laghetto con un nuovo album dopo “Sonate In Bu Minore Per 400 Scimmiette Urlanti”. “Pocapocalisse” (altro titolo da premio) esce tramite la coproduzione di 4 realtà underground: Donna Bavosa, Shove, Smartz, Horror Vacui. Confezione apribile dalla grande grafica (toh, pure il mio beniamino Dr. Pira!) come sempre. Dunque allora, parliamo un pò dell’album. Debbo essere sincero: forse da degli “schizofrenici” (pardon, “oligofrenici”) come loro, ci si poteva aspettare qualcosa di più (ma è lo stesso discorso che il professore fa al primo della classe, me ne capacito). Capiamoci bene: ‘Pocapocalisse’ è un album da ascoltare assolutamente anche perché i Laghetto sono tra i pochi gruppi ad avere realmente un’urgenza comunicativa (e a continuare, per lo meno idealmente, l’aulica tradizione hc italiana [vd. la citazione Kiniana in Avril Lavigne e il cantato sicuramente volutamente (se è italiano questo non lo so e non me ne frega) a-la Concrete di Amaritudinis)] e in quest’album [che pure c’ha dei momenti in cui ti spacchi dal ridere, vedi (anzi senti) ad exemplum Lebbra Is The Reason] striscia prepotentemente fuori la loro reale frustrazione (tipica HC) e la loro “incazzatura”, anche socio-politica se vogliamo (al contrario di ‘Sonate’). Tranquilli, la componente pazzoido-demenziale è sempre presente e spero mai li abbandonerà. Bene, dopo questo prologo introduttivo, passo a parlare di ogni singolo pezzo utilizzando lo schema Titolo/Didascalia, ok? (chi tace acconsente).
Avril Lavigne
Meeeeeeeee… Meeeeeeeee… e poi un attacco noise-core contro la vacuità della generazione MTV (“quello che si può dire / quello che si può urlare è solo l’urletto whoooa!”) ma anche contro tutte le limitazioni imposte dal sistema (“impariamo a soffocare l’espressione personale limitandoci a fare quello che ci viene detto”), coagulando poi il senso di tutto il brano nello slogan finale: “La massa è pirla, non seguirla.”
Il Conguaglio
La teoria del piacere di Leopardiana memoria spiegata con parole (astruse) loro nonché come parodiare i testi urlati (e soprattutto i parlati dietro gli urlati) dei cosiddetti gruppi hardcore-punk impegnati.
Lebbra Is The Reason
Ottimo noise-core dalle linee cerebrali ma anche lettera immaginaria spedita ad Oriana Fallaci in cui viene fuori la natura schizofrenica caratterizzante i Laghetto. Divertentissimo questo tema del doppio: formalità/ipocrisia, atmosfera wave-darkeggiante, accessi incontrollati di cieca furia noise-core (aridanghete) devastatrice. Finale-elenco di malattie pseudo-immaginarie (“Pier Luigi Diaco”, ahahahahhahaha).
Hey-Yeh (palindrome song)
Trattasi veramente di canzone palindroma dal testo improbabile urlatissimo.
Amaritudinis (il mostro)
Boh..il testo dice una cosa ed è diviso in 2 parti (destruens e construens, Berchet se studiai bene quella lezione) e vorrei citarne un pezzo (“OK: il ballo è il nuovo tipo di oppio dei popoli. Il dancefloor per dimenticarsi che tutto va a rotoli e che dovremmo combattere ogni secondo della nostra vita per ogni centimetro. E’ necessario che il ribrezzo sia ancora vivo e che non ci si lasci assuefare dal peggio e non è possibile che il testo di una canzone punk non conti più niente.” ) ma in realtà trattasi di fanta-recensione (dell’album medesimo) decantata su una base ‘post-rock’ malinconica. Si continua con 4 diversi ‘movimenti’ in cui si alternano: schegge ultra-core, atmosfere rarefatte e momenti intimisitici di Concretiana rimembranza (ricordate ‘Nunc Scio Tenebris Lux’?).
Per Un’Esistenza Umana Ecosostenibile
Il testo è una valida proposta per la salvaguardia di questo pianeta, musicalmente senza dubbio il pezzo più adrenalinico. Riffs cerebrali e neuropatologici come solo nella migliore scuola Botch. Mmmm, miele per i padiglioni.
Robi Dal Bosco Libero
Anthem acustico da cantare con gli amici attorno al fuoco, dedicato ovviamente al giornalista del famoso lancio. “Ma perché quando c’è n’è bisogno, non c’è mai un’alabarda a disposizione?”. Dell’ultima canzone non dico niente perché: 1) sto schemino m’ha rotto i ciglioni 2) mi sto dilungando troppo 3) non posso parlare proprio di tutto, tutto. Il titolo, quello sì però, ve lo svelo: Piovo.
Concludendo (come diceva Mike con la Bocchino) lascioVi una serie di chiusure classiche da recensione, scegliete quella che più Vi aggrada: 1) Consigliato. 2) Da avere. 3) Da ascoltare. 4) Notevole. 5) Bravi. 6) Bis. 7) Assaggialo. 8) Catturatelo. 9) Imperdibile. 10) Impossibile ignorarlo. 11) Eccolo. 12) Raccomandato. 13) Lottizzato. 14) Non restatene immuni 15) ...e il naufragar m’è dolce in questo Laghetto. (Diego Accorsi)

recensione tratta da taxi-driver
Iniziamo subito dai difetti: la carta usata per confezionare il digipack è abbastanza scadente e dopo un po' di "togli e metti" si rompe. Fine dei difetti."Pocapocalisse" è una bomba!! I Laghetto se la prendono con tutti e le suonano a tutti. Opera d'arte è "Lebbra Is The Reason" in cui i nostri eroi se la prendono con la Fallaci (che, come sottolineano giustamente i Laghetto, deve morire). Ed ecco altri bersagli: i giornalisti musicali, Avril Lavigne, la società, noi stessi. Quindi dopo "L'Uomo Pera" la band ha preparato per il proprio pubblico nuovi, grandi, classici. Al di là dei testi (comunque fondamentali), la musica è sempre il solito post-hardcore delirante, aggressivo, destrutturante e strutturato. Come se inserire riflessioni post-rock, urgenza hardcore, delirio postcore fosse la cosa più naturale del mondo. L'effetto sorpresa del precedente è stato replicato anche in questo "Pocapocalisse". Se non siete ancora convinti del valore della band basta farsi convincere dallo sticker in copertina: "Che roba ti piace? Ecco, fanno quello." In Italia è ormai un nome fondamentale. A quando la conquista del mondo???

recensione tratta da movimenta
C'è anche una suite. Inizia con uno sketch che racconta il nuovo disco di Laghetto alla maniera delle recensioni professionali. Quindi se tale recensione volete, vi rimandiamo "alla cinque" per chiudere la faccenda. Per il resto è un nuovo passo in questa specie di work in progress che dovrebbe portare Laghetto, ammesso che già non sia, ad una revisione del sistema comunicativo di base legato a quello che chi ha immaginazione chiama ancora "rock", questo intruglio di heavy metal (più che in passato), hardcore (meno che in passato) e noise americano (più o meno come in passato) che ne rappresenta la declinazione più reale di un suono che è diventato talmente fighetto da giustificare l'esistenza della band a prescindere dalla musica che propone. (e non è certo colpa loro se la musica non è più buona né tantomeno se abbiamo perso interesse in tutta la faccenda). E nonostante i numerosi attacchi frontali un po' grotteschi un po' oltre un po' parossistici un po' svilenti della band e delle liriche di Nico, la musica che Laghetto propone è ancora la cosa a cui occorre prestare più attenzione. Basta da sola a farti sognare di un'epoca in cui ancora era questa la roba da ascoltare. Suona come la sensazione di essersi persi per strada o come l'ultimo avvertimento a qualche pecorella smarrita, sul genere listen and repeat, o come uno dei grandi dischi del nostro tempo, ancora una volta e forse per il resto della settimana/mese/decennio.Vedere alla voce Semantics, per tutto quel che rimane da dire a riguardo e che in questo particolare momento non abbiamo cuore o capacità o voglia di dire.

recensione tratta da rockon
Rock e noise e post hardcore e flusso di parole e follia libera e ancora rock più influenze varie ed eventuali, slegate da una qualsiasi logica apparente che non sia quella del totale rigetto per ogni componente di un certo sistema, reale e grottesco, pesante e paradossale come la musica dei Laghetto. Progetto che ora come ora ha ancora bisogno di qualche perché, un po’ di retrospettiva e non poca attenzione per essere colto appieno. Forse una questione di abitudine, così come con l’abitudine ci si prepara ogni giorno ad una nuova propria, piccola, (poca)apocalisse quotidiana. Forse si tratta solo di quanto sono bravi a prenderci per il culo, che poi se guardi bene sarebbe la stessa cosa. Per chi già sa, la solita roba dell’esordio "Sonate in Bu minore per quattrocento scimmiette urlanti" (colpevolmente, momentaneamente trascurato da noi in sede di recensioni, ma che comunque potrebbe tornarci utile in una retrospettiva sui dischi più belli di inizio millennio), forse solo più ripiegata su se stessa, più frontale, più scontata e insieme più spiazzante, quindi più contraddittoria, quindi più precisa nel sbatterci in faccia com’è ciò che è attraverso ciò che non è, più "suonate quello che vi pare basta che lo suoniate" e in definitiva, per il momento, l’unica cosa che ci sentiamo di chiedere a un certo tipo di MUSICA(?).

recensione tratta da kronic
Sono sicuramente una delle band più interessanti della scena hardcore bolognese. Arrivati al loro secondo album i Laghetto sfoderano ancora una volta uno stile sempre in bilico tra impegno, ironia e potenza sonora. Sempre più perfezionato risulta il songwriting che parte subito in quarta già dal primo brano sulla scia dello stile convulso di parecchie band post-core tra cui in primis i Refused. “Avril Lavigne” apre il disco con un consiglio “La massa è pirla: non seguirla”. Ma gli episodi più geniali sono la lettera ad Oriana Fallaci intitolata “Lebbra is the reason” o la canzone palindroma “Hey Yeh”. La parte centrale del disco di Tuono Pettinato e soci si divide, come le opere classiche, in quattro movimenti (adagio, andante, allegro, pocoallegro), ed incomincia con la lettura di una recensione del disco in questione su un vibrante tappeto post-core. Il crescendo delle prime tre tracce di questo “lato b” è davvero imponente fino all’apparente quiete di “IV movement not so funny, serious assai”. La schizofrenia e l’anima ironica vanno di pari passo e sono il marchio che i Laghetto hanno sempre impresso sul loro hardcore. Il lato c del disco presenta poi i pezzi più surreali del disco tra cui “Per un’estinzione umana ecosostenibile” e l’acustica “Rosidalbosco libero”. Questo secondo disco dei Laghetto conferma la genialità del quartetto bolognese che ravviva con avvincenti note di colore la scena hc italica.

recensione tratta da munnezza
E' già tempo di nuovo album per Tuono Pettinato e compagni. Minchia quanto sono veloci (prolifici, direbbe uno che volesse apparire professionale) questi ragazzi, che a poco più di un anno dall'acclamato "Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti" (recensione) buttano fuori un altro lavoro su lunga distanza.
I Laghetto (band - come recita l'apposito adesivo di presentazione - con ex membri di Beones, EON, Seziona Lalieno, Wrong Choice, TheGangBangBand e Amici del Mattino, per chi non lo sapesse) musicalmente non si discostano troppo dalle precedenti prove (siamo sempre tra noise e post-hardcore, stavolta più vicini agli Unsane che non ai Refused), ma rilanciano decisamente dal punto di vista lirico.
Se il liberatorio quanto scomposto grido contro quella pseudo-intellettuale della Fallaci è più che giustificato e comprensibile (di questo passo tra un po' troveremo i comizi di Borghezio trascritti nei libri di filosofia) e l'inno pro-Roberto Dal Bosco fa sorridere, la traccia numero 5 (in pratica, una recitazione di brani di loro recensioni!) è espressione di pura genialità comica e rappresenta appieno lo straordinario universo denominato Laghetto.

recensione tratta da rockit
I Laghetto urlano contro tutto e tutti, dalla Fallaci ai calamari. Entrambi se ne sbattono, ma questo è un altro discorso che pare non influire sull’incedere del loro post-HC pieno di trovate simpatiche e simpaticone (“Robi Dal Bosco libero” è una chicca in tal senso). I testi in italiano giocano sulle parole, nella voglia di indagare la saggezza che soggiace ai discorsi del giullare, quasi a sperare che la cosiddetta pazzia sia sintomo di più profondi livelli di comprensione. E si avverte una sincera voglia di comunicare, come se finalmente il punk avesse recuperato la voglia di dire cose riflesse nei suoi trenta minuti. Ed il fatto che a tratti si rifletta non fa che confermare come i Laghetto, perlomeno, riescano a provocare di più di molti ragazzini con le unghie smussate dai luoghi comuni. Invettiva e inventiva quindi, il tutto condito con capacità all’altezza della situazione. La (finta) non accettazione della propria natura umana messa in rabbia e poi in musica. HC serrato, urlato, accartocciato e poi disteso a mostrare le sue distorte superfici. Stereotipo tirato a nuovo. Un disco da leggere, ed è un complimento. Piacerà sicuramente a chi adora queste sonorità (lasciatemi dare una vaga coordinata per i passanti: Refused), e riconferma un bel tassello della scena italica.

recensione tratta da rocklab
Fondamentale in Laghetto è la comunicazione. Detto questo, Pocapocalisse tempera musiche e testi e riempie il disco di angoli. Potrebbe anche finire qui la recensione di questo lavoro, poiché l’entità Laghetto è di per sé il solito pastone di noise americano stile Refused, molto hardcore che a volte non può non ricordare i Fugazi (rimandiamo al giro di basso del Conguaglio per eventuali disaccordi) e un po’ più di metal che non fa mai male, destrutturato molto più che in passato tanto da arrivare a scimmiottare le composizioni in suite - quattro movimenti che prendono le mosse da uno sketch a mo’ di auto-recensione fino a lidi addirittura post hardcore, che non fanno fatica ad approdare ad inquieti universi elettroacustici e perfino a confini targati Dillinger Escape Plan. Tutto il resto spetta alle parole, ed è ancora da decidere se colpiscono più loro o la musica, che di per sé è la cosa migliore che poteva capitarci in Italia in ambito estremo. Poco altro da aggiungere, se non che il lavoro secondo di Laghetto è pura materia situazionista e sfrontata (rimandiamo qui invece all’invettiva di Lebbra Is The Reason), tanto da inserire addirittura un violino in un contesto puramente hardcore. Piccolo capolavoro e consiglio di acquisto IMMEDIATO.

recensione tratta da punkwave
Una band di nome Laghetto, da Bologna. Un genere denominato ninja-core. Un precedente lavoro dal titolo "Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti". A due anni di distanza, un'uscita intitolata "Pocapocalisse", licenziata da un'etichetta chiamata Donna Bavosa, che li ha co-prodotti assieme ad altre etichette indipendenti quali Shove, Smartz e Horror Vacui Theatre. "Il disco definitivo da ascoltare mentre si dà l'aspirapolvere". Cosà lo definisce la casa discografica. Siete incuriositi e siete già corsi a comprarlo giusto per sfizio? Se cosà non fosse, proverò a persuadervi in termini empirici. Ipotesi Il loro suonoè un misto fra Fugazi, Refused, Botch e Burst (periodo di "Conquest Writhe"). Il genere si potrebbe etichettare come noise post-hardcore. Un sacco di concerti alle spalle, un demo, uno split con i Magazine Du Kakao ed un promo omonimo, più il contributo a varie compilation. Un simpatico digipack, un po' fragilino, e un libretto a colori con liriche in italiano (come il cantato) e in inglese, o meglio, come dicono loro, "it comes into a digipack tartufato CD with a 16 pages full color booklet". Testi urlati, che accompagnano momenti lenti, accelerazioni e decelerazioni, chitarre ruvide, basso non troppo tonante ma nemmeno mimetizzato, ed energica batteria. Un album diviso in tre ipotetici lati, A, B e C. Pezzi come il tagliente "Avril Lavigne", dove se la prendono con la massa e con un suo tipico stereotipo. Oppure "Il Conguaglio", che alterna fasi velocissime e malate ad un tappeto calmo e ossessivo sul quale una voce gridata e aggressiva si avvicenda ad un'altra parlata. Tesi L'ennesimo gruppo hardcore giusto con qualche sfumatura in più? Dimostrazione Considero la terza traccia, "Lebbra Is The Reason", contornata da una calda atmosfera di chitarra e sintetizzatore, sopra alla quale una comprensiva e formale voce legge un'eventuale lettera alla pseudo-intellettuale Oriana Fallaci, ricca di beffardi insulti, con schizzi di improvvisa furia qua e là , per concludersi in un totale delirio di malattie assurde (organi inutili usati come denti, gibbo manifesto, enfiteusi di modesta origine). Considero "Hey-Yeh", un vera e violenta canzone palindroma in tutto per tutto. Considero il lato B, un'unica canzone suddivisa in quattro parti, di cui il primo tranquillo movimento rappresenta la lettura di un'immaginaria recensione del CD stesso, da parte di quella fascia di critici musicali "faciloni, oggettivi e freddi, che riciclano sempre le stesse frasi e le ricuciono secondo il caso". Il secondo movimento, che parte con ritmo punk-eggiante per dissolversi in una parte più calma, si lega al terzo, più aggressivo e tipicamente hardcore, entrambi attacchi al vivere passivo, e si scanna sul finale con il fatto che ormai in una canzone i testi non contano più ("Il testo di una canzone non conta più un cazzo. Ma a te che ti frega? Tanto puoi sempre chiamare tutto questo un fottuto nonsense"). Il quarto e ultimo movimento, un avvolgersi tormentoso e noise-eggiante da due chitarre a tre chitarre. Passando al lato C, si trova la parte surreale dei Laghetto. Il progetto di "Per Un'Estinzione Umana Ecosostenibile" ("Digerire Il Proprio Corpo e Smaltirlo Ecocompatibilmente"), o ancora "Robidalbosco Libero", una ballata acustica dedicata al fotografo che lanciò il treppiede contro il Presidente del Consiglio Berlusconi ("Ma perché quando ce n'è bisogno non c'ùè mai un'alabarda a disposizione"), e per finire "Piovo", impetuosa canzone hardcore, che si distingue per la presenza del languido violino, che rende il finale ed il testo piacevolmente malinconico (ma dato che i Laghetto sono i Laghetto si rifanno dicendo "Che cazzoè? Una canzone d'amore? Ho un ombrello nel culo che si apre da sè"). Creativi e insensati. Intelligenti e demenziali. Stimolanti e devastanti. Sinceri e folli. Profondi e sguaiati. Originali e irriverenti. Distruttivi e travolgenti. Impegnati e ironici. Diversi e caotici. Saggi e sarcastici. Non orecchiabili ma d'impatto. Chicca finale, su ogni confezione di ciascun digipack, c'è un adesivo diverso, con sopra frasi assurde come "Negli anni '80 De Michelis se li ballava troppo". No, non sono l'ennesimo gruppo, c.v.d. "No handly numered copies, no marzapane fruits"

recensione tratta da radiosuicide
A distanza di due anni da "Sonate In Bu Minore Per Quattrocento Scimmiette Urlanti" ecco a voi "Pocapocalisse" secondo full lenght della band. Questo folle gruppo bolognese offre alle vostre miserabili orecchie un post hardcore rabbioso, mischiato al noise con testi urlati fuori dai denti che passano rapidamente dall'ironico - demenziale all'incazzato (leggere l'invettiva contro Oriana Fallaci in "Lebbra Is The Reason" per credere). Ironia e rabbia sono, infatti, le due vere componenti della band che pare non volersi prendere troppo sul serio. I ragazzi però dimostrano di saperci fare e mettono in piedi un disco ottimamente concepito e strutturato, con una curiosa tracklist suddivisa in tre lati: si parte dal lato A dove trovano posto quattro tracce, tutte molto tirate e violente in cui la folle vena del gruppo non incontra ostacoli. La seconda parte è suddivisa in quattro movimenti (adagio, andante, allegro, pocoallegro), una sorta di opera hardcore dalla potenza in crescendo che introduce l'ultimo atto del disco composto da canzoni surreali e schizofreniche (tutta da ascoltare la nona traccia "Per Un'Estinzione Umana Ecosostenibile"). Se amate l'hardcore e non conoscete ancora i Laghetto, vi consiglio di correre subito ai ripari e di procurarvi "Pocapocalisse"; non ne resterete di certo delusi.

recensione tratta da debaser
"La massa è pirla. Non seguirla"
Sono queste le ultime parole dell'opener "Avril Lavigne". E questa dev'essere anche la filosofia dei Laghetto. Staccarsi dal piattume di tutte quelle band finto-depresse e (soprattutto) dal piattume della ristagnante scena italiana.La band di Bologna, dopo il fantastico debut album Sonate in Bu Minore per 400 Scimmiette Urlanti, torna con il nuovo Pocapocalisse (altro titolo geniale!). Che dire. Questi ragazzi sono dei geniacci. Hanno dei testi a dir poco stupendi nella loro comicità demenziale (ma questo non vuol dire che sono per forza "leggeri"). E la parte musicale non è da meno.Noise, Post-core, qualche spruzzatina di metal. Tutto suonato con ottima padronanza degli strumenti e con un'originalità superiore alla media. E in tutto questo trova pure spazio una ballata per sola chitarra e voce in cui viene esaltato Roberto Dal Bosco, il fotografo che lanciò il treppiede contro il Silvio. Anche se, come giustamente puntualizzano i Laghetto, "prova a aggiustare la mira". Un disco ottimo, sia per le nostre orecchie che per la scena italiana, così povera di veri talenti. (Frank The Rabbit)

recensione tratta da sonicbands
Sono passati due anni dall’esordio ufficiale dei Laghetto, il gruppo Bolognese ricarica le batterie e sforna un disco che trasuda violenza e verità sociale.
Maggiormente maturo stilisticamente, mantiene intatto l’impatto e l’irriverenza della band, che propone testi che da ironici si fanno incazzati ed una musica post punk dove intrecci di hardcore, noise e indie si fondono ottimamente. Ancora una volta l’involucro del disco (con una tracklist divisa in tre “lati”) è ben congeniato. Si parte forte, la prima parte del cd è violentissima con “Avril Lavigne”, “Hey Yeh” e “Il Conguaglio”, una sorta di omaggio ai Refused più incazzati, sorpresa invece con “Lebbra is The Reason”, una schizzofrenica e giustificata missiva nei confronti della nota scrittrice italiana Oriana Fallaci. La seconda parte del disco si divide a sua volta in quattro movimenti (adagio, andante, allegro, pocoallegro), dalla potenza crescente e con in primo piano la componente di follia che contraddistingue i Laghetto. Da segnalare l’interessante primo movimento pronto a sfottere una certa frangia della critica musicale, leggendo un’ipotetica recensione del loro stesso album. Il lato C di “Popapocalisse” presenta surreali tracce come “Per un’estinzione umana ecosostenibile” e “Rosidalbosco libero”, una sorta di ballata divertente che conquista al primo ascolto, per poi chiudere in bellezza con la potenza di “Provo”. In Italia probabilmente suonano il miglior hardcore, quello con più gusto e personalità, dove il loro essere pazzi musicisti mostra la forte passione musicale della band. (FabioIgor Tosi)

recensione tratta da punkrockplanet
Altra prova su dischetto per i bolognesi Laghetto, altra conferma ed altro ulteriore passo in avanti rispetto al precedente "Sonate in bù minore per 400 scimmiette urlanti". Le conferme, dicevo: a partire dalla produzione, incisiva, piena, precisa; fino all'artwork e al concetto lirico che sta dietro al lavoro, in linea con la bizzarria e la stravaganza già mostrata in passato. Per quanto riguarda la musica, un consolidamento di quello che già conoscevamo, una sorta di post hard core che secondo me si sta avvicinando ai gruppi d'oltreoceano ( alla Converge per intenderci), e a proposito cito la bella "il conguaglio". Ma c'è spazio pure per le sorprese e i cambi di atmosfera, in particolare quando i nostri si concedono alle melodie e al lato più romanticone,arpeggiato, riflessivo, così come succede dal lato b in poi (amaritudinis -il mostro) , per sfociare poi in quello che rappresenta secondo me l'unione delle due anime del gruppo: la conclusiva "Piovo".A me è piaciuto, voi ascoltatelo per credere.

recensiona tratta da radio suicide
Sono tornati e più in forma che mai. Con il solito carico di ironia nascosta dietro un'apparente stupidità. Una forma estrema e satirica di un post rock che non accetta rivali, e dopo "sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti" è giunto il momento di riflettere su questa loro nuova creazione dal titolo "pocapocalisse". Coproduzione che rispetto il precedente lavoro vede scendere il numero di etichette coinvolte a 4, rispetto al ben superiore numero del passato. 11 tracce che si dividono, su tre lati (!!!) come è scritto sulla track list. Ancora una volta decidono di mostrare che non hanno voglia di essere seri, e che la loro musica offre la visuale decadente di ciò che ci circonda, con quella venatura cinica e distruttiva. Una dichiarazione di guerra a quei valori decadenti che infettano la società del giorno d'oggi. Con questo nuovo disco confermano che i Laghetto sono sempre più in forma, con il loro rock tagliente e imprevedibile. Un dischetto di gran classe!
Dimenticavo, se sapete che i Laghetto suonano vicino casa vostra, non pensateci troppo e correte a vederli, non ve ne pentirete!

recensione tratta da staypunk
"una rivolta non violenta attraverso una musica violenta", questo l'obiettivo (centrato) del quartetto bolognese che ritorna alla carica con un album psicolabile e devastante quanto il precendente "sonate in bu minore". Spaziando nei meandri del noise/post-hc, in un ipotetico punto d'incontro tra vecchia e nuova scuola, i laghetto giocano con nonsense ed una solo apparente idiozia per affermare concetti importanti che dovrebbero essere alla base della scena punk ma che si sono ormai persi nel tempo.."non è possibile che il testo di una canzone punk non conti più niente", così scrivono e fedeli a questa linea affrontano tematiche importanti talvolta nascondendosi dietro il sarcasmo e malati giochi di parole. Un album sincero, duro, concreto che tra un attacco ad Oriana Fallacci (la riuscitissima "lebbra is the reason") ed uno (o meglio più di uno) al cavaliere regala pillole di saggezza introspettiva, pezzi di poesia intrisi in una salsa hardocore a ricordarci che "l'unica rivoluzione possibile è quella interiore, l'unica necessaria al proliferare di tutte le altre".

recensiona tratta da punk for fun
Dopo esser stato piacevolmente colpito dal precedente Sonate in Bu Minore mi appresto all' ascolto dell'ultima fatica di Tuono Pettinato & Co. con un maggiore senso critico , sicuro di trovarmi di nuovo completamente spiazzato all'ascolto. Che vi piaccia o no,i Laghetto possono essere definiti degli anarchici del suono pronti a farsi gioco dell'attuale scena musicale rompendo qualsiasi schema prefissato. I testi, frutto di qualche mente malata e apparentemente senza senso,vogliono essere un modo originale per lanciare un messaggio forte contro l'industria della musica ed una società che soffoca la propria libertà di espressione. La musica vede fusi in sè elementi tipici del post hc di scuola Refused caratterizzati da continui cambi di tempo ed una struttura dei pezzi 100% aperta alla sperimentazione; noise a go-go ed un pizzico di elettronica. Un mix di sonorità , che come dicono loro stessi nel divertente preludio della quinta traccia, lascerà perplessi i fans dell' ultima ora ma dopo una serie di ascolti potrebbe affascinare chi riesce a non farsi imprigionare dagli stereotipi esistenti.

recensione tratta da emotional flashback
Continua il delirio dei bolognesi Laghetto, che col nuovo "Pocapocalisse" fanno altri dieci passi avanti verso la totale follia compositiva (solo quella?). Il trio propone una miscela di abrasivo hardcore contaminato da un noise schizofrenico che raggiunge il suo delirio totale nei quattro movimenti che compongono il lato b (???) del cd. Per il resto aleggia l'onnipresente senso di presaperilculo, forti di una grande autoironia, a partire dalle canzoni (Avril Lavigne, Lebbra is the reason, Per un'estinzione umana ecosostenibile) fino al packaging (sulla busta del cd c'è l'adesivo "ad ottobre su sky"). Semplicemente geniali. Da avere.

recensione tratta da liverock e theskiesarefullofwine
Se sei triste di quest’Italietta tutta jazzettini e legnosi panc fanc: Pocapocalisse. Tutto il resto annoia. I tre architetti anarchici del suono scolpiscono nel marmo digitale undici anthem hc contaminato noise con semi di presaperilculo. Chitarre rifiuto cartonate metallo. Voci doppie e triple urlanti cannibalismo. Bassi coi baffi un metro e novanta. Sangue e latte alle ginocchia sbucciate. Violenza a basso costo, monnezza, turpiloquio, nichilismo autistico, demenza casalinga, centrifughe a velocità di fuga prossima all’infinito. Qualcosa che fa male. Qualcosa che non sai capire. Un terzo al progresso. Un terzo alla Coppa Del Nonno. Ritmo e velocità. I Melvins lanciati a 200 all’ora accompagnati dagli Unsane sbrindellano a martellate i Refused col la benedizione di San Freak Antoni. C'è una parola che mi sfugge. Come si scrive nonsense in italiano. Definitivi.

recensione tratta da tutti morimmo a stento n.9
L'avevamo annunciato ed eccolo qui: come direbbero loro fuori prestissimo, fuori moltissimo! il nuovo affascinante cd dei laghetto di bologna, Pocapocalisse... naturale conseguimento dell'ottimo Sonate in Bu minore (recensito entusiasticamente ovunque) i Laghetto sono tornati ancora più folli e tamarri di prima a deliziarci con il loro personalissimo post-hardcore/punk intriso di noise, post-rock, e tantissime trovate geniali e con uno stile che abbinato a testi folli, quasi sempre urlati in faccia, e che miscelano cruda realtà ad un forte e geniale senso dell'umore, nichilismo, filosofia e macabra follia, ne fanno veramente una band unica nel panorama nazionale. 11 brani, tra cui è impossibile non citare almeno la favolosa "il conguaglio", la folle "lebbra is the reason" (invettiva totalmente egiustamente dedicata a nazi oriana fallaci), "Avril Lavigne" e la genialità di "Per un'estinzione umana ecosostenibile", "Piovo" o la folle concept song, suddivisa in 4 brani, tutte accompagnate da testi, foto e splendide frasi e commenti nel book. I 3 architetti anarchici, costruttori di suono, confezionano ancora una voltaun album con i controcazzi, di puro genio e pura follia! da avere a tutti i costi!

recensione tratta da Nooz
"Tipica irruenza tampa" recita l'adesivo sulla copertina di questo disco di cui non m'aspettavo l'uscita. Probabilmente sarà un qualcosa da ninja (i nostri cari infatti si definivano un tempo ninjacore)… o qualcosa in relazione ai tampax…? Non mi è dato saperlo, ma, alla fine, se ci rifletto... non me ne frega nemmeno poi molto. Passiamo alla sostanza! Ninja hardcore funambolico in stile laghetto e testi sempre all'altezza della soluzione… dopo Carla Bruni citata nel precedente "sonate in bu minore per quattrocento scimmiotte urlanti" stavolta è il turno di 'Oriana Fallaci [brutta nazista di merda, devi morire]' in Lebbra is the reason. (ah ah ah ah) Vabbè, il disco in generale è leggermente inferiore al precedente, però i laghetto sono comunque una delle migliori formazioni HC contemporanee in italia. Se proprio devo trovare un difetto rilevante, questa volta è la copertina… un cartoncino troppo leggero che già dal quarto ascolto inizia lentamente ed inesorabilmente a smembrarsi… ma poi ci si accorge delle fake guitars del Tuono Pettinato e si passa sopra a questa quisquilia.

recensione tratta da StillBorn
..Enrico Tognazzi diceva di essere più contento di leggere una critica negativa su di un altro che una critica positiva su se stesso.. I agree!Leggendo recensioni piene di sborra nei confronti del quartetto bolognese m'ero fatto strane idee sul loro ultimo disco Pocapocalisse.. poi un giorno ricevo una telefonata di Giampiero (ancora lui!?) e mi dice "uei! m'è arrivato per Stillborn un pacchetto.. tali Laghetto" ed io dinanzi a cotanta rima telefonica rispondo "embè? ..ma tu non facevi più parte di Stillbornzz?" e lui mi risponde "..domani te lo porto". A questo punto mi ritrovo un cd colorato con sopra l'adesivo "dai un passaggio alla sicurezza", tutto digipackatto, tutto origgginale, tutto tutto, niente niente.. eppoi mi domando "ma sarà questo il capolavoro che tanti personaggi del mondo della critica musicale vanno blaterando nelle loro blatere?" (qualcuno di voi avrà già capito come va a finire 'st'articolo.. ihih) ..non mi resta che inserire il dischetto nell'apposito lettore di materiale sonoro predisposto a farne ascoltare il contenuto (di esso) e giudicare (giudicare.. giudicare.. ah ah ah..) ..ma cazz, argh!, porc, me tapin, vafncl, diocan, ort, irgh!, piezzemerd, bastrd, h! ..mi hanno preso in giro! noooo! mi hanno turlupinato! non è un capolavoro! questo disco è unammerda! irgh!Alùr, probably questo dischetz non sarà una vera e propria merda ma.. leggendo gli esaltati che si esaltano esaltando le doti di questi 4 personaggi in canottiera a costine mi ferisce non poco.. bstrd!!! ..praticamente a livello musicale non c'è niente di originale.. è post-hardcore sentito e sentito (risentito mai).. che poi vengono tirati in ballo nomi, cognomi e indirizzi di gruppi che non hanno nulla a che fare con questi qui.. che poi vengono tirati in ballo generi, definizioni e stili che non hanno nulla a che fare con questi qui (come se la quinta canzone de 'sto disco non fosse servita a nulla e probabilmente non è servita a niente e quindi mi rendo conto che il testo della settima canzone spiega che quello della quinta non è servito a niente in quanto dice "che il testo di una canzone non conta più a un cazzo" e quindi, aggiungo io, tutti quanti non capiscono un cazzo perché sono nati handicappati).. che poi mi rendo conto che parlar male di questi qui mi dispiace un pò e che non lo hanno chiesto loro di essere esaltati da esaltati che esaltano, ma non posso tirarmi indietro e quindi confermo che ci troviamo di fronte a un disco di normale post-hc rifiutato che probabilmente poteva anche piacermi ma quella voce da Jovanotti urlante, quel porsi da alternativo contro gli alternativi, quell'atteggiamento che (pur non conoscendoli) si fa percepire tra le parole mi fa apparire il gruppo in questione molto antipatico.. li odio! ho deciso, mi stanno sul cazzo! ..che poi più o meno l'intero blocco Amaritudinis (il mostro) m'è piaciuto.. che poi non è detto che ogni gruppo bolognese che la mette leggermente sul non-senso-assurdo-bislacco debba essere considerato geniale.. però una frase è spettacolare e forse anche l'unico abbaglio geniale che si può cogliere lungo i 30 minuti di questo cd: "riprendendo gli esperimenti stockhaunesiani.. di tanti anni fa!" ..quel "di tanti anni fa" è geniale, essì che ho gradito quell'abbaglio, quell'attimo di genio messo per iscritto e inciso su disco.. i miei complimenti andranno lì.. che poi per il resto è un disco che non mi prende per niente e non è vero che tutti i gruppi hc fanno canzoni coi testi "la mia ragazza m'ha lasciato a me (voce e arpeggio puliti) / uccidi il fottuto sistema (urla e riffoni distorti.. per breve tempo.. prima del ritornello pulito..)" ..che poi un disco di 10 minuti con le sole 4 tracce di Amaritudinis l'avrei gradito non poco.. comunque consigliato se vi piace il classico post-hc infamante con voce da regazzetto un po' jovannati e un po' assurdo (che poi i testi di Jovanotti superano i confini dell'assurdo!).. e non fatevi strani sogni di capolavori musicali infamanti come è capitato a me.. provare per credere! (Aiazzoneeeeee!!!!!!)

recensione tratta da KdCobain
Bologna hardcore school. La scena bolognese è davvero ricca di valide band hardcore, tra queste sicuramente i Laghetto fanno la loro parte. Dopo una album schizofrenico ed energico come "Sonate in bu minore per quattrocento scimmiette urlanti", i Laghetto continuano nella loro ricerca di spericolati archetipi post-hc. Undici brani cantati in italiano che sfoderano il vero spirito hardcore con grinta rabbia ed ironia.Si parte con "Avril Lavigne" dove la pazzia rasenta l'estro dei Dillinger Escape Plan. Ma uno degli esempi più lampanti della genialità di questa band è sicuramente rappresentato da "Lebbra is the reason", che suona come un'ipotetica lettera ambivalente ad Oriana Fallaci. Il brano palindromo "Hey-yeh" introduce la seconda parte del disco in cui nella traccia "I movimento - adagio" un tappeto di delay supporta una recensione parlata del'album e della band.Come in un disco di musica classica si alternano anche un secondo, un terzo ed un quarto movimento, che scandiscono una sorta di opera hardcore tra cambi di ritmo e stop'n'go. La terza parte del disco denominata "lato c", contiene forse l'anima più schizofrenica dei Laghetto, ben descritta dal brano "Per un'estinzione umana ecosostenibile". Un lento intitolato "Robi Dal bosco libero" esprime solidarietà a quel fotografo che scagliò il trepiede contro il Presidente del Consiglio qualche mese fa e "Piovo" chiude il disco con un hardcore lineare ma pur sempre targato Laghetto.

contact: laghetto@donnabavosa.com | | news | bios | lyrics | music | shows | press | photos | links